Gli allergeni delle fragranze in etichetta

|Laboratorio Hunger Ricci
Flacone di vetro trasparente e cristalli sparsi su campo rosso

In fondo a molti INCI, dopo la parola Parfum, compare una coda di nomi: limonene, linalool, citronellol, geraniol, coumarin. Non sono ingredienti aggiunti a parte. Sono componenti della fragranza che la legge impone di dichiarare separatamente.

Che cosa contiene la parola Parfum

Una fragranza cosmetica non è una molecola sola. È una miscela di molte molecole piccole e volatili — terpeni, aldeidi, salicilati — che possono essere di sintesi, derivare da oli essenziali o entrambe le cose. Nel prodotto finito il dosaggio tipico va dallo 0,05 al 3 per cento: una quota piccola in peso, che però pesa parecchio sul profilo di tollerabilità.

Un cosmetico si profuma per tre ragioni diverse, ed è utile tenerle distinte. La prima è rendere il prodotto gradevole all'uso. La seconda è correggere l'odore di base: molte materie prime hanno un odore proprio che si trasferisce al prodotto finito — alcune gradevoli, come il burro di karité o il gamma-orizanolo, altre marcate, come l'acido lipoico — e bastano percentuali bassissime per mascherarle. La terza è che certe molecole profumate hanno anche una funzione cosmetica: il tea tree e la salvia nei prodotti per pelle grassa, il bisabololo, componente della camomilla, nei lenitivi per pelle sensibile.

La composizione esatta della miscela resta protetta: le aziende che producono fragranze non sono tenute a dichiararla, perché la formula sarebbe altrimenti copiabile. Sono però tenute a dichiarare il contenuto massimo di allergeni, ed è da quel dato che il formulatore ricava i nomi da riportare in etichetta. A questo si affianca l'IFRA, l'associazione internazionale dell'industria profumiera nata nel 1973, che fissa standard di autoregolamentazione su divieti, limiti d'uso e requisiti di purezza delle materie prime profumate.

Perché esistono

La miscela profumata si indica genericamente come Parfum, e la sua composizione è protetta. Alcune molecole al suo interno sono però identificate come principali responsabili di reazioni allergiche da profumo, e per queste la trasparenza prevale sul segreto industriale.

Le due soglie

L'obbligo di dichiarazione scatta quando l'allergene supera 0,001 per cento nei prodotti leave-on, cioè senza risciacquo, e 0,01 per cento nei prodotti rinse-off, da risciacquo.

La differenza di un fattore dieci ha una logica precisa: un prodotto che resta sulla pelle ha un tempo di contatto incomparabilmente maggiore di uno che viene sciacquato via.

Dove finiscono nella lista, e perché la posizione non dice la quantità

L'elenco degli ingredienti è preceduto dalla dicitura «INGREDIENTS:» e segue l'ordine decrescente di concentrazione: prima il più abbondante, di solito l'acqua, per ultimo il meno presente. Quella regola però vale fino all'1 per cento: sotto l'1 per cento il produttore può elencare le materie prime nell'ordine che ritiene più appropriato, a tutela della formulazione.

Gli allergeni delle fragranze vivono quasi sempre in quella zona, visto che le soglie di dichiarazione sono lo 0,001 e lo 0,01 per cento. La conseguenza pratica è netta: la posizione di limonene o di linalool nella coda dell'INCI non dice quanto ce n'è, dice soltanto che c'è e che supera la soglia. Chi legge un'etichetta per farsi un'idea delle quantità deve ricordarsene, come per ogni altra voce sotto l'1 per cento: il Decoder INCI serve esattamente a sciogliere questi nomi uno per uno.

Una lista che si muove

Fino al 23 agosto 2021 le molecole erano ventisei. Dal 1 marzo 2022 sono diventate ventiquattro, non perché due siano state giudicate innocue, ma per la ragione opposta: sono state vietate nei cosmetici e spostate dall'Allegato III all'Allegato II del Regolamento. Si tratta di Hydroxyisohexyl 3-cyclohexene carboxaldehyde e Butylphenyl methylpropional.

Con il Regolamento (UE) 2023/1545 del 26 luglio 2023 ne sono stati poi introdotti altri cinquantasei. La coda degli allergeni sulle etichette è quindi destinata ad allungarsi, e un'etichetta più lunga non segnala un prodotto peggiore: segnala un obbligo di dichiarazione più esteso.

I ventisei nomi della lista storica

Restano il riferimento di lettura più utile, perché sono quelli che si incontrano più spesso: alpha-isomethyl ionone, amyl cinnamal, amylcinnamyl alcohol, anise alcohol, benzyl alcohol, benzyl benzoate, benzyl cinnamate, benzyl salicylate, butylphenyl methylpropional, cinnamal, cinnamyl alcohol, citral, citronellol, coumarin, eugenol, Evernia furfuracea, Evernia prunastri, farnesol, geraniol, hexyl cinnamal, hydroxycitronellal, hydroxyisohexyl 3-cyclohexene carboxaldehyde, isoeugenol, limonene, linalool, methyl 2-octynoate. Due di questi nomi — butylphenyl methylpropional e hydroxyisohexyl 3-cyclohexene carboxaldehyde — sono quelli passati all'Allegato II: oggi sono sostanze vietate nei cosmetici, non semplici allergeni da dichiarare.

Due voci sono scritte in latino, Evernia prunastri ed Evernia furfuracea, e non è un vezzo: la nomenclatura INCI riserva il nome latino alle sostanze di origine vegetale o animale, mentre le sostanze di sintesi prendono il nome chimico in inglese. Anche solo dalla forma del nome si capisce da dove arriva una molecola.

Quando l'olio essenziale compare con il proprio nome

C'è un caso in cui la parola Parfum non compare affatto e la profumazione c'è lo stesso. Se il formulatore aggiunge direttamente una miscela di oli essenziali, in INCI vanno riportati i singoli oli con il proprio nome, non la voce generica. L'assenza di Parfum in etichetta, quindi, non è di per sé la prova che il prodotto sia inodore o privo di allergeni.

Il legame fra i due elenchi è diretto, perché molte delle molecole a dichiarazione obbligatoria sono costituenti naturali degli oli. L'olio essenziale di lavanda è fatto in buona parte di linalolo e acetato di linalile; la salvia sclarea ha la stessa coppia; lo zenzero porta citrale e geraniolo; il pepe nero contiene limonene. Sono gli stessi nomi che poi si leggono in fondo all'INCI. Vale la pena, a questo punto, sapere che cosa dice davvero la norma sul termine «naturale»: non esiste una definizione vincolante, esistono disciplinari privati e la linea guida ISO 16128, e nessuno dei due trasforma una molecola sensibilizzante in una molecola innocua.

Come leggerla

Il numero di allergeni dichiarati non misura la qualità di una formula. Diventa rilevante in un caso preciso: pelle sensibile, reattiva o atopica, e ancora di più se c'è una storia di reazioni a profumi.

Va tenuto presente che diverse di queste molecole sono naturalmente presenti negli oli essenziali. Linalolo nella lavanda, geraniolo e citrale nello zenzero, limonene nel pepe nero: «di origine naturale» e «non allergenico» non sono sinonimi, e un prodotto profumato solo con oli essenziali può dichiarare più allergeni di uno con fragranza sintetica.

Chi ha pelle molto reattiva ha una strada semplice: preferire i prodotti senza Parfum, dove il problema non si pone a monte.

Perché proprio queste molecole

Le molecole dei profumi sono in prevalenza liposolubili. Questo significa che attraversano lo strato corneo con facilità e possono arrivare fino al circolo ematico: la stessa proprietà che le rende efficaci come note di testa le rende potenzialmente irritanti e allergeniche. Non è un difetto di una fragranza in particolare, è una caratteristica della categoria.

Da qui la regola operativa che un laboratorio si dà da sé, prima che gliela imponga qualcuno: limitare la profumazione allo stretto necessario, ed evitarla quando possibile nei prodotti destinati a pelle sensibile. Sempre sul piano pratico, gli oli essenziali di agrumi sono fototossici e non vanno applicati prima dell'esposizione al sole — un punto che si incrocia con quanta protezione solare serve e ogni quanto rimetterla.

Un'avvertenza necessaria

Gli Allegati II e III del Regolamento vengono aggiornati con regolarità. Prima di produrre etichette o materiali informativi va verificata la versione vigente, non una lista memorizzata.

Nella Biblioteca degli Ingredienti gli oli essenziali sono descritti con nome INCI e azione cosmetica.

La parte onesta

Un'etichetta non dice se una persona è allergica. Dice che sopra una certa soglia sono presenti molecole che, nella popolazione, sono state identificate come principali responsabili di reazioni da profumo. Fra le due cose c'è di mezzo la storia individuale, e quella si accerta in ambulatorio, non leggendo un INCI: la diagnosi di un'allergia da contatto è un atto medico, e un cosmetico va applicato su pelle sana, non su una pelle già in reazione.

Nemmeno l'assenza di Parfum è una garanzia di tollerabilità. Riduce una classe di rischio, non tutte: una reazione può nascere da altre voci della formula, e nessun prodotto può essere dichiarato tollerato da chiunque. Chi ha già avuto una reazione a un profumo farà bene a sospendere il prodotto e a rivolgersi a un medico, che è l'unico a poter distinguere un'irritazione da una sensibilizzazione vera.

Infine, un limite che riguarda chi scrive le etichette prima ancora di chi le legge: l'azione attribuita a un singolo ingrediente non può essere estesa al prodotto finito, che per vantare una funzione deve avere prove di efficacia proprie. Vale per gli attivi e vale, al contrario, per i timori: un nome difficile in fondo alla lista non è di per sé un allarme. Su come lavoriamo, e su che cosa un cosmetico può e non può dichiarare, abbiamo scritto nella pagina del laboratorio.

Scritto dal Laboratorio Hunger Ricci

Dr. Gabriella Hunger Ricci AG, Novazzano, Canton Ticino. Formuliamo dal 1976.

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