Filtri solari: fisici, chimici e la regola sugli UVA

Specchio che riflette un fascio di luce accanto a un quadrato nero, campo oro

Un filtro solare ha due compiti, e solo uno riguarda la pelle. Protegge chi lo indossa, e protegge la formulazione stessa dalla fotodegradazione. In questo secondo ruolo funziona come additivo tecnico.

Due meccanismi

I filtri fisici, detti anche minerali, agiscono per assorbimento, diffusione e riflessione della radiazione. Il biossido di titanio è l'esempio più noto.

I filtri chimici assorbono selettivamente gli ultravioletti e dissipano l'energia sotto forma di calore. Alcuni sono selettivi per gli UVA, come il butil metossidibenzoilmetano; altri per gli UVB, come l'ottil metossicinnamato; altri ancora lavorano a largo spettro.

Nella pratica formulativa non si sceglie una scuola contro l'altra: si combinano, perché la copertura completa dello spettro difficilmente si ottiene con una sola molecola.

Una lista positiva

I filtri UV ammessi e le loro concentrazioni massime sono fissati dall'Allegato VI del Regolamento (CE) 1223/2009. Come per i conservanti, non si tratta di una materia lasciata alla discrezione di chi formula.

Che cosa misura l'SPF

Il Sun Protection Factor indica di quante volte si può prolungare l'esposizione prima della comparsa dell'eritema, rispetto alla pelle non trattata.

È una definizione precisa e spesso fraintesa: l'SPF misura la protezione dall'eritema, cioè dagli UVB. Da solo non dice nulla su quanto il prodotto protegga dagli UVA, che non arrossano ma penetrano più in profondità e sono i principali responsabili dell'elastosi e del photoaging.

La regola che pochi conoscono

Proprio per questo la legge stabilisce che un solare debba schermare sia UVB sia UVA, e che almeno un terzo dell'SPF dichiarato si riferisca agli UVA. Un SPF 30 deve quindi garantire una protezione UVA di almeno 10.

È il motivo per cui sulle confezioni compare il simbolo UVA cerchiato: non è un fregio grafico, è la dichiarazione che quel rapporto è rispettato.

Una curiosità di etichetta

La stessa sostanza cambia nome secondo la funzione che svolge. Il biossido di titanio compare come CI 77891 quando è impiegato come colorante e come Titanium Dioxide quando lavora come filtro solare. Trovarlo scritto in un modo o nell'altro dice a cosa serve in quella formula.

Il limite del prodotto

L'SPF si misura applicando una quantità standardizzata di prodotto, sensibilmente maggiore di quella che si usa normalmente. Applicarne meno non riduce la protezione in proporzione lineare: la riduce di più. La quantità e la riapplicazione contano quanto il numero stampato sulla confezione.

Nella Biblioteca degli Ingredienti gli attivi fotoprotettivi e antiossidanti sono descritti con nome INCI e azione cosmetica.