La normativa cosmetica europea non ha mai definito in modo vincolante i requisiti per qualificare un prodotto come naturale. È il primo fatto da cui partire, ed è meno scontato di quanto sembri.
Cosa esiste al posto della legge
Nel vuoto lasciato dalla norma sono nati enti di certificazione con standard e disciplinari privati: COSMOS, Ecocert, ICEA sono tra i più noti. Ciascuno fissa criteri propri, dalla percentuale minima di materie prime di origine naturale alle restrizioni su processi e ingredienti ammessi. Due prodotti certificati da enti diversi non rispondono agli stessi requisiti.
Davanti a un marchio biologico o naturale la domanda utile è quindi sempre la stessa: quale ente lo rilascia e quale disciplinare applica.
La ISO 16128
La norma ISO 16128, pubblicata in due parti nel 2015 e nel 2017, nasce per rispondere all'esigenza di un linguaggio condiviso. Non introduce un sistema di certificazione: fornisce definizioni e criteri armonizzati per valutare l'origine naturale di ingredienti e prodotti, come riferimento tecnico internazionale.
Distingue tre categorie. Gli ingredienti naturali sono ottenuti esclusivamente da piante, animali, microrganismi o minerali, anche attraverso processi fisici come macinazione, essiccazione e distillazione, senza modificazione chimica intenzionale. Gli ingredienti naturali derivati hanno più del 50 per cento di origine naturale ma sono ottenuti con processi che comportano una modificazione chimica intenzionale. Gli ingredienti non naturali contengono almeno il 50 per cento di peso molecolare di origine fossile, oppure non rientrano in nessuna delle altre categorie.
Il limite dei claim
Un cosmetico non ha e non può vantare finalità terapeutica, e si applica solo su cute sana. Le sue finalità sono tre: igienica, eutrofica ed estetica. Attribuirgli un'azione curativa lo qualificherebbe come farmaco.
C'è poi una regola meno nota e molto più insidiosa: l'azione attribuita a un ingrediente presente nel cosmetico non può essere estesa al cosmetico stesso. Perché un prodotto vanti una funzione, quella funzione deve essere documentata da prove di efficacia sul prodotto finito. "Contiene acido ialuronico" e "idrata in profondità" sono due affermazioni di natura diversa, e solo la prima si dimostra leggendo l'INCI.
Leggere l'INCI con qualche domanda in mano
Dove si trova, nella lista, l'attivo dichiarato nel claim? Se compare dopo i conservanti, la concentrazione è minima. Quanti allergeni sono dichiarati, e la cosa è rilevante per la pelle in questione? Il pH è coerente con la destinazione d'uso?
Un'avvertenza sulla lettura: gli estratti vegetali sono spesso veicolati in glicerina o glicole propilenico in rapporto 1 a 100. In etichetta la glicerina comparirà quindi molto in alto e l'estratto molto più in basso, senza che questo significhi necessariamente una formula povera.
La regola vale anche per chi comunica, non solo per chi legge: non promettere ciò che una molecola non può fare. Collagene e acido ialuronico ad alto peso molecolare non raggiungono il derma, agiscono in superficie come filmogeni idratanti. Dirlo è più corretto, ed è anche più credibile.
Nella Biblioteca degli Ingredienti ogni fitoattivo è riportato con il nome INCI con cui compare in etichetta.