Il pH della pelle e il mantello acido

|Laboratorio Hunger Ricci
Provetta di vetro e limone tagliato su campo rosa

La superficie della pelle è acida. Il film idrolipidico che la ricopre ha un pH compreso tra 4,5 e 5,5, e questa acidità non è un dettaglio di laboratorio: è una difesa. Si chiama mantello acido, ed è una delle poche cose in cosmetologia che si può misurare con uno strumento da pochi euro e che cambia davvero il risultato di una routine.

Che cosa misura, esattamente

Il pH esprime quanto una soluzione acquosa è acida o basica su una scala da 0 a 14, dove 7 è la neutralità. La scala è logaritmica, e questo è il dettaglio che quasi sempre si perde: un pH 4 non è «un po' più acido» di un pH 5, è dieci volte più acido. Uno scarto di due unità significa un fattore cento.

Ne discende una conseguenza pratica. Portare la superficie della pelle da 5,5 a 8, come fa un sapone alcalino, non è uno spostamento marginale: è un cambio di ordine di grandezza dell'ambiente in cui vivono i microrganismi di superficie e in cui lavorano gli enzimi dello strato corneo.

Quanto è acida, e dove

Il valore medio è circa 5,5 nella donna e circa 5 nell'uomo, leggermente più acido. Cambia anche secondo la sede: il viso si colloca tra 4,8 e 5,5, il corpo intorno a 5,6, il cavo ascellare può arrivare a 6,5.

Quelle differenze non sono casuali. Dove le ghiandole sebacee sono più dense il pH tende a scendere, perché gli acidi grassi liberi del sebo contribuiscono all'acidità. Dove la pelle è occlusa, poco ventilata e ricca di ghiandole apocrine — l'ascella, l'inguine — il valore risale verso la neutralità, ed è esattamente lì che i problemi di odore e di proliferazione microbica si concentrano.

A produrre e mantenere questa acidità è il NMF, il Natural Moisturizing Factor, che oltre a trattenere acqua svolge una funzione acidificante e una tamponante: riporta il pH nel suo intervallo fisiologico dopo che qualcosa lo ha spostato.

Chi acidifica la superficie

Non c'è un solo meccanismo, ce ne sono almeno quattro che lavorano insieme.

Il NMF, per la sua composizione: circa il 40 per cento di aminoacidi liberi con prevalenza di serina, il 12 per cento di acido pirrolidoncarbossilico, un altro 12 di lattati e acido lattico, il 7 di urea, più gli elettroliti. Sono quasi tutte molecole acide o tamponanti.

Gli acidi grassi liberi del sebo, che costituiscono circa il 20 per cento della sua composizione.

Il sudore eccrino, che partecipa alla formazione del NMF e porta con sé acido lattico.

La flora residente, che metabolizzando i lipidi di superficie produce a sua volta acidi. Il rapporto è circolare: il pH acido favorisce la flora giusta, e la flora giusta contribuisce a mantenere il pH acido.

Perché conta

Il pH acido ostacola la proliferazione di batteri, muffe e lieviti, e favorisce la flora residente, che a sua volta compete con i patogeni e produce acidi grassi ad azione antibatterica.

C'è però un secondo effetto, meno noto e altrettanto importante. Gli enzimi che governano la desquamazione — quelli che sciolgono i desmosomi e permettono ai corneociti di staccarsi ordinatamente — lavorano in una finestra di pH ristretta. Lo stesso vale per gli enzimi che assemblano il cemento lipidico a partire dai precursori rilasciati dai corpi di Odland. Un ambiente troppo alcalino non solo apre la porta ai microrganismi: rallenta anche la manutenzione della barriera stessa.

Quando il valore si sposta verso la neutralità o l'alcalinità, la pelle diventa quindi più suscettibile a infezioni batteriche e micotiche, e insieme meno capace di ripararsi. Le cause tipiche sono una detersione scorretta protratta nel tempo, alcune condizioni cutanee e la pelle seborroica. Riportare il pH ai valori fisiologici è uno degli obiettivi primari di qualunque trattamento.

Quanto ci mette a tornare giù

La pelle sana ha una capacità tampone e recupera da sola: dopo un lavaggio con un detergente alcalino il pH risale entro qualche ora. È il motivo per cui un sapone usato una volta non fa danni.

Il problema è la ripetizione. Se lo spostamento avviene due volte al giorno, tutti i giorni, la superficie passa una frazione consistente del tempo fuori dal suo intervallo. E la capacità tampone non è uguale per tutti: è ridotta nella pelle anziana, nella pelle atopica, nella pelle già disidratata. Su quelle pelli il recupero è più lento, e il conto si accumula.

Saponi e syndet

Qui la differenza diventa molto concreta. I saponi veri sono sali alcalini di acidi grassi ottenuti per saponificazione: hanno pH basico, tra 8 e 10, e un potere sgrassante elevato che rimuove anche i lipidi cutanei protettivi.

I syndet, diffusi dai primi anni Sessanta, sono miscele di tensioattivi sintetici il cui pH è regolabile in formulazione. Una miscela di tre o più tensioattivi diversi risulta generalmente più dermocompatibile di un tensioattivo singolo.

Vale la pena disinnescare un equivoco: «syndet» non è sinonimo di delicato e «sapone» non è sinonimo di aggressivo in assoluto. Un sapone ben formulato e sovragrassato su pelle robusta può essere perfettamente tollerato; un syndet costruito male può non esserlo. Il pH è uno dei parametri, non l'unico.

Il pH corretto dipende dalla destinazione

Non esiste un valore giusto in assoluto. Un prodotto viso si avvicina al pH cutaneo, tra 4,5 e 5,5. Uno struccante per il contorno occhi punta invece a un pH intorno a 7, perché il liquido lacrimale è neutro e valori troppo acidi provocano fastidio e lacrimazione. I detergenti intimi si collocano intorno a 3,5, gli shampoo tra 6 e 7. Un esfoliante ha per definizione un pH basso: è la sua condizione di lavoro.

Confrontare il pH dichiarato di un prodotto con la sua destinazione d'uso è uno dei controlli più rapidi e più utili che si possano fare davanti a un'etichetta.

Il pH degli attivi

C'è un secondo motivo per cui il numero conta, e riguarda l'efficacia più della tollerabilità: diversi attivi funzionano solo dentro una finestra di pH.

Gli alfa e beta idrossiacidi, come l'acido glicolico e l'acido salicilico, devono trovarsi in forma non dissociata per attraversare lo strato corneo, e questo accade a pH basso, indicativamente fra 3 e 4. Lo stesso acido, tamponato a pH 6 per renderlo più gentile, esfolia molto meno: la formula è più delicata perché è meno attiva, non perché sia più intelligente.

La vitamina C in forma di acido L-ascorbico richiede un pH acido, sotto 3,5, per essere stabile e penetrare; i suoi derivati più stabili lavorano a pH più alti ma con potenza diversa. La niacinamide, al contrario, dà il meglio in un intervallo vicino alla neutralità.

Da qui una regola pratica per chi stratifica i prodotti: applicare un acido esfoliante e subito sopra un siero a pH neutro significa, in parte, disattivare il primo. Non è un disastro, ma è una ragione seria per distanziare i due passaggi o metterli in momenti diversi della giornata.

Come si misura

In istituto si usa un piaccametro con sonda a contatto, su pelle non detersa da almeno un paio d'ore e a temperatura ambiente stabile. Le cartine tornasole vanno bene per un prodotto in soluzione, molto meno sulla pelle, dove la quantità di liquido disponibile è minima e la lettura diventa incerta.

Sul prodotto, invece, la misura è semplice e onesta: si diluisce una piccola quantità in acqua distillata e si legge. È una verifica che chiunque può fare, e che smentisce più di un «pH bilanciato» stampato in etichetta.

La parte onesta

«pH bilanciato» non è un'espressione regolamentata: non dice bilanciato rispetto a cosa. Un prodotto a pH 7 può essere descritto così, ed è neutro, non isodermico. Quando il valore conta davvero — un detergente quotidiano, un esfoliante, un detergente intimo — il numero dovrebbe essere dichiarato, non evocato.

E va detto il limite opposto: il pH corretto non rende un prodotto efficace, lo rende compatibile. È una condizione necessaria e non sufficiente, esattamente come avere le scarpe giuste non significa saper correre.

Il pH è una delle due gambe su cui sta la difesa di superficie: l'altra è la barriera cutanea. Nella Biblioteca degli Ingredienti ogni fitoattivo selezionato dal laboratorio è descritto con nome INCI e azione cosmetica.

Scritto dal Laboratorio Hunger Ricci

Dr. Gabriella Hunger Ricci AG, Novazzano, Canton Ticino. Formuliamo dal 1976.

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