Il biotipo cutaneo è il punto di partenza di qualunque protocollo serio. Il trattamento si costruisce sulla pelle che si ha davanti, non sul prodotto che si vuole usare. Il problema è che quasi tutti si assegnano un biotipo a memoria, e poi comprano per anni prodotti pensati per una pelle che non hanno.
Che cosa si guarda, prima di decidere
Un biotipo non si stabilisce da un'impressione complessiva. Si osserva per parametri separati, e ognuno può muoversi per conto proprio: colorito, spessore, idratazione, secrezione sebacea, sensibilità, microcircolazione, tonicità, rughe, inestetismi vascolari e follicolari. La stessa griglia vale per collo e décolleté, che spesso non si comportano come il viso.
L'analisi visiva si fa a occhio nudo, con lente ingrandente e con luce di Wood; quella tattile aggiunge spessore, elasticità, temperatura, untuosità, ruvidità. Gli strumenti misurano quello che le prime due stimano: il piaccametro legge il pH di superficie, il corneometro l'idratazione dello strato corneo, il sebometro il sebo, l'elastometro l'elasticità. Si chiude con l'anamnesi: allergie, patologie note, farmaci, esposizione al sole, fumo, stress, ciclo ormonale.
Pelle normale
Colorito roseo e omogeneo, superficie compatta e liscia, buona elasticità, strato corneo uniforme senza desquamazione, orifizi follicolari serrati, assenza di macchie e capillari visibili. È una condizione di equilibrio da mantenere, non da correggere: detersione delicata a pH fisiologico, esfoliazioni leggere periodiche, idratazione e protezione. Il rischio, qui, è l'accanimento: aggiungere attivi potenti a una pelle che sta bene la sposta verso la sensibilità.
Alipica e disidratata: due secchezze diverse
La pelle alipica ha una carenza di grassi: la secrezione sebacea è ridotta e il film idrolipidico resta incompleto. All'origine ci sono fattori costituzionali, l'età, l'ambiente (vento, freddo, aria condizionata) e i detergenti aggressivi. Una pelle alipica non reintegrata diventa col tempo anche disidratata: le due condizioni si sommano.
La pelle disidratata ha invece una carenza d'acqua: l'NMF è ridotto e la perdita d'acqua transepidermica aumentata. Può presentarsi su qualunque biotipo, compresa la pelle grassa, ed è questo il fraintendimento più comune di tutti.
I segni superficiali si somigliano: superficie ruvida, desquamazione, sensazione di stiramento, rughe sottili precoci, reattività agli agenti atmosferici e ai detergenti. Distinguere le due condizioni cambia completamente la scelta degli attivi.
Perché la distinzione cambia la formula
L'NMF, il fattore idratante naturale, è la fase idrofila del film di superficie: una miscela di sostanze idrosolubili e igroscopiche composta per circa il 40% da aminoacidi liberi — soprattutto serina — per il 12% da acido pirrolidoncarbossilico, per un altro 12% da lattati e acido lattico, per il 7% da urea, più gli elettroliti. Fa tre cose insieme: trattiene acqua, acidifica e tampona il pH. Essendo idrosolubile, può essere rimosso anche per semplice risciacquo con acqua: è il motivo per cui una pelle disidratata peggiora con il numero dei lavaggi, non solo con la loro durezza. La perdita insensibile di riferimento è di 300–400 ml al giorno, e aumenta negli ambienti caldi e secchi e con l'età.
Su una pelle disidratata servono quindi idratanti — glicerina, acido ialuronico, aminoacidi — e sostanze filmogene che li trattengano. Su una pelle alipica il problema è un altro: i lipidi di superficie sono per il 95% sebo e per il 5% lipidi epidermici, il cemento che tiene insieme i corneociti, fatto per il 40–50% di ceramidi, per il 30–40% di colesterolo e derivati, per circa il 15% di acidi grassi. Qui servono emollienti, cioè i grassi che ammorbidiscono — burro di karité, olio di avocado, pantenolo — e occlusivi, che formano un film e frenano l'evaporazione. È per questo che una crema ricchissima non toglie lo stiramento a una pelle disidratata: risponde alla domanda sbagliata.
Pelle grassa
Aspetto lucido, spessore aumentato, pori dilatati, comedoni, colorito tendente al giallastro o al grigiastro. Si concentra sulla zona T, e sul corpo su spalle, dorso e décolleté. All'origine c'è un'ipersecrezione sebacea a matrice ormonale — la secrezione è continua e stimolata dagli androgeni — alla quale si sommano stress, alimentazione e cosmetici comedogenici.
La scheda non si ferma alla parola "grassa": distingue la seborrea oleosa dalla seborrea secca, e separa entrambe dalla pelle impura e da quella acneica. Sono quadri che si trattano diversamente, e la sola lucidità non basta a distinguerli. Il sebo, per inciso, è composto per il 40% da trigliceridi, per il 20% da acidi grassi liberi, per un altro 20% da cere esterificate, per il 15% da squalene e per il 5% da colesterolo e fosfolipidi.
Una precisazione, perché circola il contrario: detergere in modo aggressivo non convince la ghiandola sebacea a produrre di più. La ghiandola continua al suo ritmo, che è ormonale; quello che cambia è che la barriera resta scoperta e la pelle diventa reattiva. Il risultato si sente come "più grassa e insieme più tirata", ma non è la ghiandola ad aver accelerato. Vale anche per la doppia detersione, che ha senso quando c'è qualcosa da rimuovere e non come rito quotidiano.
La pelle mista
È una categoria a sé nella scheda, non una via di mezzo generica: zona T con secrezione sebacea aumentata e orifizi follicolari dilatati, guance che possono essere normali, alipiche o disidratate. Si tratta per zone, con prodotti diversi sulle due aree, e non con un compromesso che lascia la zona T lucida e le guance tirate.
Pelle ipersensibile e couperose
La pelle ipersensibile reagisce facilmente con arrossamenti, calore, bruciore o prurito, e tollera male molti cosmetici. La couperose è cosa diversa: sono teleangectasie, capillari dilatati visibili su guance, naso e mento, legate a fragilità capillare costituzionale, sbalzi termici ripetuti, esposizione solare, alcol e cibi piccanti, alterazioni ormonali, uso di corticosteroidi.
Su queste pelli si evitano vapore caldo, temperature estreme, scrub e prodotti aggressivi, e si preferiscono attivi lenitivi e vasoprotettori: camomilla, bisabololo, liquirizia, escina, mirtillo, centella asiatica, vite rossa, ippocastano, rusco, ginkgo, hamamelis. Il rossore persistente non è però sempre couperose: la dermatite seborroica è una diagnosi medica.
Il biotipo non è fisso
Cambia con l'età, la stagione, il ciclo ormonale, il luogo in cui si vive, i prodotti che si usano. Va riletto periodicamente. Una pelle grassa a vent'anni può diventare mista e disidratata a quaranta, e continuare a trattarla come grassa è un errore frequente.
Cambia anche da una zona all'altra nello stesso momento: il pH fisiologico sta fra 4,5 e 5,5, ma sul viso si colloca fra 4,8 e 5,5, sul corpo intorno a 5,6, nelle ascelle fino a 6,5; mediamente è 5,5 nella donna e circa 5 nell'uomo. Una detersione scorretta protratta o una patologia cutanea possono spostarlo verso valori basici, e a quel punto la pelle diventa più suscettibile a infezioni batteriche e micotiche: riportarlo nel range fisiologico è uno degli obiettivi primari del trattamento. Anche l'invecchiamento cronologico e il photoaging modificano il quadro, come due processi distinti che si sovrappongono.
Come cambia concretamente il trattamento
Su pelle secca o alipica: latte ricco non schiumogeno, tonico senza alcol, esfoliazione enzimatica o gommage leggero, siero rigenerante, maschera nutriente occlusiva. Su pelle sensibile e couperose: struccatore non alcolico, latte idratante e lenitivo, impacchi freddi, manovre leggere, niente esfolianti meccanici. Su pelle grassa e impura: emulsione detergente non grassa e sebostatica, estrazione dei comedoni solo dopo ammorbidimento, maschera all'argilla o al caolino, fluido finale non comedogenico, acido salicilico fra gli attivi di riferimento.
Conta anche la cadenza: un ciclo d'attacco di 8–10 sedute settimanali, poi mantenimento mensile, con rivalutazione della scheda ogni cinque sedute. E vale per tutti i biotipi che un cosmetico non si giudica in una settimana. Riconosciuto il biotipo, la struttura resta sempre la stessa — detersione, trattamento, protezione — e cambiano i prodotti dentro i tre passaggi, non il numero dei passaggi.
Dove finisce l'estetica e comincia la medicina
La classificazione per biotipi serve a impostare un trattamento cosmetico, non a fare diagnosi. L'acne nodulo-cistica, l'acne conglobata e le forme con cicatrici in formazione vanno indirizzate al dermatologo. I capillari già visibili si trattano con laser, luce pulsata o scleroterapia, che sono atti medici, e i grani di miglio profondi o numerosi richiedono il medico. Qualunque lesione che cambia forma, colore o dimensioni va vista da un dermatologo, senza passare dal cosmetico.
La parte onesta
Nessun cosmetico cambia il biotipo. La componente costituzionale — quanto sebo produce una ghiandola, quanto sono fragili i capillari, quanto è spesso lo strato corneo — non si riscrive con una crema. Un cosmetico agisce sullo strato corneo e sul film idrolipidico: reintegra acqua e lipidi, riporta il pH nel range, riduce la reattività. È molto, ed è anche tutto.
E gli strumenti misurano, non diagnosticano: un corneometro dice quanta acqua c'è nello strato corneo in quel momento e in quel punto, non dice perché. Se dopo qualche mese di prodotti coerenti la pelle non risponde, l'ipotesi più probabile non è che serva un attivo più potente: è che il biotipo sia stato letto male, o che sotto ci sia qualcosa che non è un inestetismo.
Nella Biblioteca degli Ingredienti ogni fitoattivo riporta il biotipo a cui è destinato; sul ciclo di rinnovamento e sul microbiota cutaneo il Magazine ha voci dedicate. Su come lavoriamo e su che cosa si può dichiarare per legge, la pagina Il laboratorio spiega il metodo. Per un consiglio personalizzato, la pagina contatti resta a disposizione.
Scritto dal Laboratorio Hunger Ricci
Dr. Gabriella Hunger Ricci AG, Novazzano, Canton Ticino. Formuliamo dal 1976.
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