Smagliature: perché il momento conta più del prodotto

|Laboratorio Hunger Ricci
Un frammento di corteccia di betulla bianca percorso da crepe sottili, su fondo diviso da una diagonale, metà rosso e metà bianco osso

C'è un equivoco all'origine di quasi tutte le delusioni sulle smagliature, ed è pensare che siano un problema della superficie. Non lo sono. Una smagliatura è una cicatrice del derma, cioè dello strato profondo dove abitano le fibre di collagene ed elastina. La pelle sopra è intatta e sottile: quello che si vede è il segno di qualcosa che si è rotto sotto.

Da qui discende tutto il resto, compreso perché una crema applicata al momento giusto faccia una differenza reale e la stessa crema applicata due anni dopo non faccia quasi nulla.

Che cosa si rompe

Il derma tollera bene un allungamento graduale. Quello che non tollera è la velocità: una distensione rapida, in gravidanza, in adolescenza durante uno scatto di crescita, con un aumento di peso repentino o con un incremento veloce di massa muscolare. Le fibre elastiche cedono, il collagene si frattura, e il tessuto si riorganizza in modo disordinato, come fa sempre quando ripara in fretta.

Alla componente meccanica se ne somma una biochimica, ed è la ragione per cui non tutte le persone che ingrassano si smagliano. I glucocorticoidi, il cortisolo in testa, inibiscono i fibroblasti e riducono la sintesi di collagene ed elastina: un tessuto già indebolito si rompe con meno tensione. Ecco perché i periodi di forte stress, la gravidanza e le terapie cortisoniche compaiono tutti nella stessa lista di fattori di rischio.

Poi c'è la predisposizione genetica, che decide la qualità del connettivo di partenza e su cui non si interviene.

Il colore è un cronometro

Questa è la parte pratica che vale l'intero articolo.

Le striae rubrae sono le smagliature giovani: rosse o violacee, a volte leggermente in rilievo, talvolta pruriginose. Il colore viene dai capillari che si vedono attraverso una pelle assottigliata, e segnala che nel derma c'è ancora un'infiammazione attiva e ci sono fibroblasti al lavoro. È una lesione in corso, non una cicatrice conclusa.

Le striae albae sono le stesse smagliature mesi o anni dopo: bianco perlaceo, sottili, spesso leggermente infossate. L'infiammazione si è spenta, i vasi si sono ritirati, il tessuto ha finito di ripararsi come poteva. È una cicatrice atrofica matura, e la parola cicatrice va presa alla lettera.

La finestra in cui un trattamento cosmetico incide davvero è la prima. Sulla seconda si può migliorare l'idratazione, la morbidezza e in parte l'aspetto, non la struttura.

Cosa può fare un cosmetico, e cosa no

Sulle striae rubrae ha senso lavorare su due fronti. Il primo è stimolare i fibroblasti mentre sono ancora attivi: la centella asiatica è l'attivo con la letteratura più consistente su questo, grazie ad asiaticoside e madecassoside che sostengono la sintesi del collagene. Il secondo è mantenere il tessuto elastico e ben idratato, e qui lavorano gli oli vegetali ricchi di acidi grassi, la vitamina E come antiossidante, la glicerina e l'acido ialuronico come idratanti.

Conta il modo almeno quanto il prodotto: un olio o una crema elasticizzante vanno massaggiati con insistenza, per qualche minuto, perché la manualità stessa stimola il microcircolo locale.

Quello che nessun cosmetico fa è ricostruire un derma atrofico. Sulle striae albae gli strumenti che mostrano risultati misurabili sono di competenza medica: microneedling, laser frazionati, radiofrequenza. Vale la pena saperlo prima, invece di comprare per anni prodotti con un'aspettativa che non possono soddisfare.

La leva vera è la prevenzione

È poco spettacolare ma è l'unica che funziona in modo affidabile. Idratare quotidianamente le zone a rischio, addome, fianchi, seno, cosce e glutei, nei periodi in cui il corpo cambia in fretta. Evitare le variazioni di peso brusche. Cominciare presto in gravidanza, non al settimo mese quando la pelle è già in tensione.

E se una smagliatura rossa compare, quello è il momento di intervenire: non quando è diventata bianca e sembra finalmente meno appariscente. È il paradosso di questo inestetismo, che si nota di più proprio quando c'è ancora qualcosa da fare.

Le schede dei singoli attivi sono nella Biblioteca degli Ingredienti.

Scritto dal Laboratorio Hunger Ricci

Dr. Gabriella Hunger Ricci AG, Novazzano, Canton Ticino. Formuliamo dal 1976.

Chi scrive queste pagine e con quali fonti