Cellulite: come si forma, al di là della buccia d'arancia

Un'arancia intera con la buccia porosa in evidenza, su fondo diviso da una diagonale, metà verde e metà bianco osso

Il nome corretto è pannicolopatia edemato-fibro-sclerotica, e per una volta il nome tecnico è più utile di quello comune, perché contiene già la spiegazione: edema, poi fibrosi, poi sclerosi. Tre parole, tre fasi, in quest'ordine. La cellulite non è grasso in eccesso, e questo spiega perché persone magre ne abbiano e persone in sovrappeso a volte no.

La sequenza

Tutto comincia nel microcircolo. I capillari venosi e i vasi linfatici dell'ipoderma rallentano il loro lavoro di drenaggio. Il liquido che normalmente esce dai capillari per nutrire i tessuti non viene riassorbito con la stessa efficienza, e comincia a ristagnare negli spazi fra le cellule.

Questo ristagno è la fase edematosa. Il tessuto si imbibisce, aumenta di volume e comprime ulteriormente i vasi che dovrebbero drenarlo: è un circolo che si autoalimenta.

Gli adipociti, le cellule che immagazzinano grasso, si trovano in un ambiente peggiorato: meno ossigeno, meno ricambio. Si ipertrofizzano, cioè aumentano di volume, e comprimono ancora di più.

A quel punto interviene il tessuto connettivo. In condizioni di sofferenza cronica i fibroblasti producono collagene in modo disordinato: si formano setti fibrosi che imbrigliano gruppi di adipociti in noduli. Sono questi setti che tirano la pelle verso il basso mentre il tessuto attorno spinge verso l'alto, e producono l'avvallamento che chiamiamo buccia d'arancia.

Nell'ultima fase i noduli si induriscono e diventano dolenti alla pressione. Questa è la sclerosi.

I quattro stadi, e perché riconoscerli conta

Primo stadio: l'inestetismo si vede solo pizzicando la pelle. È la fase edematosa pura.

Secondo stadio: la buccia d'arancia è visibile in piedi, non da sdraiati.

Terzo stadio: è visibile anche da sdraiati. La fibrosi è strutturata.

Quarto stadio: noduli palpabili e dolenti, tessuto freddo al tatto.

La distinzione non è accademica: più si è vicini al primo stadio, più il risultato è ottenibile. Nella fase edematosa si lavora su un liquido che può essere drenato. Nella fase fibrotica si lavora su collagene depositato, che è tutta un'altra difficoltà. È il motivo per cui vale la pena non aspettare.

Che cosa la favorisce

La componente ormonale è centrale: gli estrogeni favoriscono la ritenzione di liquidi e la distribuzione del grasso su cosce e glutei, e questo spiega perché sia un inestetismo quasi esclusivamente femminile e perché peggiori in gravidanza o con la pillola. C'è poi la predisposizione genetica, che riguarda sia la struttura del connettivo sia l'efficienza del ritorno venoso.

Sui fattori secondari invece si può agire: sedentarietà, alimentazione ricca di sale, stipsi, abbigliamento costrittivo, tacchi alti che escludono la pompa muscolare del polpaccio, gambe accavallate per ore.

Cosa funziona, e in che ordine

Sul drenaggio, il gesto più efficace non è un prodotto ma un massaggio eseguito bene, linfodrenante o connettivale a seconda dello stadio. Un cosmetico applicato senza manualità lavora a metà.

Sul fronte degli attivi, i drenanti e vasoprotettori sono i primi da introdurre: escina, rusco, edera, vite rossa, centella asiatica. I lipolitici come caffeina e carnitina lavorano sull'adipocita, e l'alga fucus è il rimineralizzante classico dei trattamenti corpo.

Poi c'è quello che non si compra: attività aerobica regolare, meno sale, più acqua, e la costanza. Nessun cosmetico corpo mostra qualcosa prima di due mesi.

La parte onesta

Un cosmetico non scioglie un nodulo fibrotico. Sui primi due stadi un trattamento coerente migliora l'aspetto in modo visibile, e mantenerlo evita di scivolare verso il terzo. Dal terzo in poi il cosmetico da solo non basta, e chi dice il contrario sta vendendo una speranza.

Se al quadro si accompagnano gambe gonfie e pesanti, vale la pena leggere anche come funziona il microcircolo delle gambe. Gli attivi citati hanno una scheda nella Biblioteca degli Ingredienti.