La sensazione è nota a moltissime persone: al mattino le gambe sono normali, alla sera sono gonfie, pesanti, e il calzino ha lasciato il segno sulla caviglia. Non è immaginazione ed è quasi sempre lo stesso meccanismo, che vale la pena capire perché spiega anche quali gesti servono e quali no.
Il problema idraulico
Il cuore spinge il sangue verso la periferia con una pressione notevole. Ma il ritorno, dalle caviglie al cuore, è un'altra faccenda: sono più o meno cento centimetri da risalire contro gravità, e a quel punto la spinta del cuore è quasi esaurita. Il sangue venoso deve risalire quasi da solo.
Ci riesce grazie a tre meccanismi che lavorano insieme.
Il primo sono le valvole venose: piccole strutture a nido di rondine, disposte lungo le vene, che si aprono verso l'alto e si chiudono verso il basso. Impediscono al sangue che è salito di ricadere.
Il secondo è la pompa muscolare del polpaccio, il più importante di tutti. A ogni contrazione del muscolo le vene profonde che vi passano dentro vengono schiacciate, e il sangue viene spinto verso l'alto. Camminare non è un consiglio generico: è letteralmente il motore del ritorno venoso.
Il terzo è la pompa plantare: appoggiando il piede, il plesso venoso della pianta viene compresso e dà la spinta iniziale.
Che cosa succede quando rallenta
Se si sta molte ore in piedi fermi, o seduti, la pompa muscolare non entra mai in funzione. Il sangue ristagna nelle vene delle gambe, la pressione all'interno del capillare aumenta, e a quel punto interviene una legge fisica elementare: più alta è la pressione dentro il capillare, più liquido esce verso i tessuti.
Quel liquido, in condizioni normali, viene in parte riassorbito e in parte raccolto dal sistema linfatico. Quando ne esce più di quanto se ne riesce a drenare, resta negli spazi fra le cellule. È l'edema, ed è ciò che si vede come gonfiore alla caviglia e si sente come pesantezza.
Il sistema linfatico, a differenza di quello venoso, non ha nemmeno una pompa centrale: si muove per contrazione dei suoi stessi vasi, per movimento muscolare e per respirazione. È ancora più dipendente dal movimento.
Perché peggiora la sera, e con il caldo
La sera perché il liquido si accumula nell'arco della giornata: è cumulativo, e per questo al risveglio le gambe sono normali. Con il caldo perché la vasodilatazione aumenta il calibro dei vasi, rallenta la velocità del sangue e favorisce ulteriormente la fuoriuscita di liquido. È il motivo per cui d'estate il problema si accentua nettamente.
Contano anche gli ormoni, con un peggioramento ciclico nella fase premestruale, la stazione eretta prolungata, il sovrappeso, la stipsi, gli indumenti costrittivi e i tacchi alti, che escludono la pompa plantare bloccando la flessione della caviglia.
Cosa aiuta davvero
Prima di tutto il movimento, che è l'unico modo di riaccendere la pompa: anche solo alzarsi e camminare cinque minuti ogni ora cambia il quadro di una giornata sedentaria. Poi la posizione: tenere le gambe sollevate sopra il livello del cuore per un quarto d'ora fa lavorare la gravità a favore invece che contro. Poi il freddo: una doccia fredda ascendente, dalla caviglia verso l'alto, provoca vasocostrizione e dà un sollievo reale, anche se temporaneo.
Sul fronte cosmetico gli attivi utili sono i vasoprotettori, che agiscono sulla permeabilità e sul tono della parete capillare: escina e ippocastano, rusco, vite rossa, mirtillo, ginkgo biloba. Il mentolo dà la sensazione immediata di freschezza che rende il gesto piacevole, ma è sollievo sintomatico: non agisce sul vaso.
Anche qui il modo conta quanto il prodotto: l'applicazione va fatta con movimenti lenti e ascendenti, dalla caviglia verso la coscia, nel senso del ritorno venoso.
Quando serve il medico
Un gonfiore che compare su una gamba sola, improvviso, con dolore, calore o arrossamento, non è un problema estetico e richiede un consulto immediato. Lo stesso vale per vene varicose evidenti, per una pelle che si scurisce sopra la caviglia, o per un gonfiore che non regredisce mai, nemmeno dopo una notte di riposo.
Se al gonfiore si accompagna la buccia d'arancia, il quadro si intreccia con quello della cellulite, che condivide con questo la prima fase. Le schede degli attivi citati sono nella Biblioteca degli Ingredienti.