Occhiaie: da cosa dipendono davvero

Un acino d'uva scuro con la sua pruina, su fondo diviso da una diagonale, metà oro e metà bianco osso

Le occhiaie sono uno dei pochi inestetismi che quasi tutti attribuiscono a una causa sola: il sonno. Dormire poco le peggiora, questo è vero, ma non le crea. E soprattutto non esiste l'occhiaia al singolare: ce ne sono tre tipi, con meccanismi diversi, che rispondono a cose diverse. Usare la crema sbagliata sul tipo sbagliato è il motivo per cui tanta gente conclude che i contorno occhi non servono a niente.

Perché proprio lì

La pelle della palpebra inferiore è la più sottile del corpo: fra mezzo millimetro e ottocento micron, contro i due millimetri circa della guancia. Ha pochissimo tessuto adiposo sotto, quasi nessuna ghiandola sebacea, e sopra un reticolo vascolare fitto. In pratica è una membrana quasi trasparente stesa sopra dei vasi sanguigni. Tutto quello che succede sotto si vede.

Il test dei dieci secondi

Allo specchio, con luce naturale, tira delicatamente la pelle sotto l'occhio verso l'esterno, senza premere.

Se il colore si attenua o scompare, l'occhiaia è vascolare. Il colore non è nella pelle: viene da sotto.

Se il colore resta identico, l'occhiaia è pigmentata. C'è melanina nella pelle.

Se cambia inclinando il viso verso una luce dall'alto, si tratta di un'occhiaia d'ombra, cioè strutturale.

Molte persone hanno una combinazione, ma quasi sempre una componente domina.

Vascolare: quella bluastra

Il sangue venoso che scorre nel plesso sotto la palpebra è povero di ossigeno e scuro. Visto attraverso una pelle sottile, per un fenomeno ottico di diffusione, appare bluastro o violaceo. Quando il microcircolo rallenta, per stanchezza, poche ore di sonno, disidratazione o posizione sdraiata prolungata, il ristagno aumenta e il colore si accentua.

Su questa componente hanno senso gli attivi che sostengono il microcircolo: la caffeina, che è vasocostrittrice e drenante ed è l'ingrediente più solido della categoria, e i vasoprotettori vegetali come l'escina, il mirtillo e il ginkgo biloba. Il freddo aiuta davvero, ma per pochi minuti.

Pigmentata: quella brunastra

Qui c'è melanina in eccesso nell'epidermide o nel derma superficiale. È più frequente nei fototipi dal terzo in su, ha spesso una base familiare, e peggiora con il sole e con lo sfregamento cronico, per esempio in chi si strofina gli occhi per allergia.

Risponde agli stessi attivi delle altre discromie, scelti fra i più delicati perché la zona è fragile: niacinamide, alfa-arbutina, estratto di liquirizia. E soprattutto risponde alla protezione solare, che è la parte che quasi nessuno applica sotto gli occhi.

D'ombra: quella che non è colore

Non c'è nessun pigmento e nessun vaso: c'è un rilievo. Il solco lacrimale, la perdita di volume del cuscinetto adiposo con l'età, o una borsa che sporge creano un avvallamento, e quell'avvallamento fa ombra. È un problema di geometria.

Nessun cosmetico riempie un solco. Un contorno occhi idratante può rendere la pelle più turgida e ammorbidire il bordo dell'ombra, e un correttore illuminante fa il resto meglio di qualunque siero. Le soluzioni che modificano davvero il volume sono di competenza medica, e vale la pena saperlo invece di provare per anni.

Cosa aspettarsi, onestamente

Una crema ben formulata migliora le occhiaie vascolari e, con molta pazienza, quelle pigmentate. Su quelle d'ombra fa poco, e chi promette il contrario sta vendendo. La componente ereditaria esiste e non si cancella: si contiene.

Le schede dei singoli attivi sono nella Biblioteca degli Ingredienti.