Retinoidi: chi è chi nella famiglia della vitamina A

Tre fialette di vetro ambrato in fila, riempite a livelli diversi, campo oro

In etichetta compaiono almeno sei nomi diversi che appartengono tutti alla stessa famiglia. Sono derivati della vitamina A, e la parola che li raccoglie tutti è retinoidi. Sembra un dettaglio di nomenclatura: è invece l'informazione che dice quanto un prodotto è potente e quanto è probabile che irriti.

Una catena a quattro gradini

La pelle non usa la vitamina A così come arriva. La trasforma, in una sequenza di ossidazioni: estere → retinolo → retinaldeide → acido retinoico. Solo l'ultimo, l'acido retinoico, si lega ai recettori nucleari della cellula e cambia il modo in cui questa legge il proprio DNA.

Tutto il resto della famiglia è, a rigore, un precursore. E qui sta la regola che ordina la categoria: più passaggi di conversione mancano all'acido retinoico, meno la molecola è potente e meglio è tollerata. Non esiste un retinoide che sia insieme il più forte e il più delicato — è la stessa proprietà letta da due lati.

Chi sta dove

Gli esteri — retinil palmitato, retinil acetato, retinil propionato — sono i più lontani: due conversioni li separano dalla forma attiva. Sono stabili, economici, poco irritanti e proporzionalmente poco efficaci. Un prodotto che dichiara "vitamina A" in fronte etichetta e riporta RETINYL PALMITATE nell'INCI sta dicendo una cosa vera e una cosa modesta.

Il retinolo è il riferimento della categoria: due passaggi, la letteratura clinica più solida, e la fase di adattamento che tutti conoscono. In Europa è ammesso fino allo 0,3% sul viso e allo 0,05% sul corpo, limiti introdotti dal Regolamento (UE) 2024/996 per contenere l'apporto complessivo di vitamina A da tutte le fonti.

La retinaldeide è a un solo passaggio. Gli studi comparativi riportano risultati simili al retinolo a concentrazioni molto più basse, e ha in più un'attività antibatterica che il retinolo non possiede.

Poi ci sono i retinoidi che agiscono senza conversione, come l'hydroxypinacolone retinoate. Si legano direttamente ai recettori pur restando cosmetici, e sono il motivo per cui la vecchia regola "potente uguale irritante" oggi ha delle eccezioni.

Il caso a parte

Il bakuchiol viene quasi sempre presentato dentro questa famiglia e non le appartiene. È un meroterpene vegetale: nessuna parentela chimica con la vitamina A. Attiva però molti degli stessi geni, e uno studio randomizzato in doppio cieco del 2019 lo ha trovato comparabile al retinolo allo 0,5% su rughe e discromie, con meno desquamazione.

È utile saperlo per una ragione pratica: non essendo un retinoide, non ricade nelle stesse controindicazioni.

Cosa guardare in etichetta

Il nome esatto conta più della percentuale sbandierata. RETINOL e RETINAL differiscono per una lettera e per un ordine di grandezza di potenza. Un estere in fondo alla lista non farà quello che promette la fascetta.

Conta anche il contenitore. Tutta la famiglia è instabile a luce e ossigeno: un retinoide venduto in un vasetto trasparente è una contraddizione formulativa, indipendentemente da cosa dica l'INCI.

E conta il metodo. Sera, pelle asciutta, due volte a settimana all'inizio, protezione solare la mattina — perché il sole disfa esattamente ciò che il retinoide costruisce.

Le singole voci, con nome INCI e concentrazioni d'uso, sono nella Biblioteca degli Ingredienti.