Cominciamo dalla risposta, così il resto dell'articolo serve a spiegarla: no, il diametro di un poro non si riduce a comando. Quello che comunemente si chiama poro è l'apertura di un follicolo pilo-sebaceo, e non ha muscoli attorno. Non si apre col vapore e non si chiude con l'acqua fredda, per la stessa ragione per cui una finestra senza cardini non si può socchiudere.
Questo non significa che non si possa fare nulla. Significa che si agisce su altro: su ciò che rende quell'apertura più evidente di quanto sarebbe.
Le quattro cose che fanno sembrare un poro più grande
La prima è la genetica, ed è quella su cui non si interviene. Il numero e il calibro delle ghiandole sebacee sono ereditari, e chi ha ghiandole grandi ha follicoli ampi. Nessun cosmetico cambia questo dato.
La seconda è la quantità di sebo. Un follicolo che lavora molto è un follicolo dilatato dal proprio contenuto. Questa è modificabile, entro certi limiti.
La terza è il tappo. Un comedone allarga meccanicamente l'apertura dall'interno e la rende scura, quindi visibile. Rimuoverlo e impedire che si riformi cambia l'aspetto in modo immediato e concreto.
La quarta è il sostegno del derma. Attorno a ogni follicolo c'è una trama di collagene ed elastina che lo tiene in forma. Quando quella trama si allenta, con l'età e soprattutto con il danno solare accumulato, l'apertura perde tono e si allarga verso il basso, assumendo quella forma a goccia che si vede sulle guance dopo i quarant'anni. È un fenomeno diverso da quello dei vent'anni, e va trattato diversamente.
Cosa funziona su ciascuna
Sul sebo lavora la niacinamide, con una letteratura discreta sulla riduzione della secrezione e sull'aspetto della grana. Sul tappo lavora l'acido salicilico, che essendo liposolubile entra nel follicolo, e in seconda battuta l'amamelide, i cui tannini hanno un'azione astringente sulla superficie.
Sul sostegno del derma lavorano i retinoidi, che stimolano i fibroblasti a produrre collagene. È l'unica leva che agisce sulla causa strutturale, ed è anche la più lenta: si misura in mesi, non in settimane.
E poi c'è la protezione solare, che sui pori delle guance dopo i trent'anni fa più di qualunque siero, perché impedisce che la trama attorno al follicolo continui a degradarsi.
Cosa non funziona, e perché viene raccontato lo stesso
Il vapore non apre i pori: ammorbidisce il contenuto del follicolo e rende l'estrazione più facile, che è una cosa diversa e utile in cabina. L'acqua ghiacciata non li chiude: provoca una vasocostrizione temporanea che riduce leggermente il gonfiore dei tessuti attorno, e l'effetto dura minuti.
I sieri che promettono di dimezzare i pori in due settimane stanno misurando l'aspetto, non il diametro. Non è necessariamente una bugia, ma è una promessa formulata in modo da sembrare più di quello che è.
Il criterio pratico
Se i pori sono più visibili sul naso e nella zona centrale, e appaiono come punti scuri, il problema è sebo più tappo: si lavora con salicilico e niacinamide, con costanza e senza aggredire.
Se sono più visibili sulle guance, allungati verso il basso, e sono comparsi con gli anni, il problema è di sostegno: si lavora con retinoidi e protezione solare, e si mette in conto un orizzonte di mesi.
In entrambi i casi vale la regola che vale sempre: sgrassare troppo peggiora, perché la pelle compensa. Gli attivi citati hanno una scheda dedicata nella Biblioteca degli Ingredienti.