È una di quelle cose che si notano d'estate, davanti allo specchio, alzando un braccio: la pelle dell'ascella è più scura del resto. Non abbronzata: spenta, grigiastra, a volte con un margine netto che segue la forma della piega. E la prima reazione è quasi sempre provare a toglierla — scrub, spazzola, limone, prodotti schiarenti. È quasi sempre la reazione sbagliata, perché il colore dell'ascella nasce da un meccanismo che lo strofinamento non spegne: lo alimenta.
Che cosa stiamo guardando davvero
Conviene separare tre cose che vengono chiamate tutte «ascelle scure».
La prima è il colore vero: pigmento in più, depositato nell'epidermide. Non si toglie né lavando né idratando, e resta identico anche a giorni di distanza dall'ultima rasatura.
La seconda è l'ombra dei peli sotto la superficie. Un pelo scuro tagliato a filo di pelle si vede in trasparenza attraverso lo strato corneo come un puntino grigio-bluastro, e quando i puntini sono molti e ravvicinati l'occhio li legge come un'unica area più scura. Non è pigmento: è il fusto del pelo. Se il colore cambia dopo una ceretta e torna man mano che i peli ricrescono, la causa è quasi tutta qui.
La terza è l'ispessimento. La pelle risponde ai traumi ripetuti producendo più cheratina: è la stessa risposta che genera i calli. Uno strato corneo più spesso è più opaco, e una superficie opaca riflette peggio la luce: la zona appare più spenta a parità di pigmento. È il meccanismo raccontato parlando di gomiti e ginocchia scuri.
Nella maggior parte dei casi le tre cose convivono, ed è per questo che un prodotto solo delude.
Da dove viene il colore
Il pigmento cutaneo è la melanina, prodotta dai melanociti: cellule dendritiche dello strato basale, in fondo all'epidermide, dove le cellule nascono. Sono pochi — circa uno ogni cinque-dieci cheratinociti — ma ciascuno lavora per molti: attraverso i propri prolungamenti ne rifornisce all'incirca trentasei, e quell'insieme si chiama unità funzionale melanico-epidermica.
La produzione parte dall'aminoacido tirosina, che la tirosinasi converte in DOPA, poi in dopachinone e infine in melanina. Il pigmento viene impacchettato in granuli, i melanosomi, e ceduto ai cheratinociti vicini, dove si dispone sopra il nucleo, come un ombrello: è una schermatura del DNA dalle radiazioni ultraviolette. Il passaggio è sviluppato per esteso nell'articolo sulla melanina come protezione costruita dalla pelle.
Fra i fattori che stimolano questa macchina i raggi UV sono il primo, insieme all'ormone melanotropo, agli estrogeni e all'ACTH. Il che dice subito una cosa utile: l'ascella è una delle pochissime zone che il sole non raggiunge mai. Il sospettato numero uno è fuori gioco in partenza. Restano gli ormoni e ciò che succede meccanicamente in quella piega.
Un dettaglio spiega perché il colore non se ne va in fretta: il ciclo di rinnovamento epidermico dura circa ventotto giorni, quattordici per salire dallo strato basale al corneo e quattordici di permanenza lassù prima della desquamazione. Un pigmento depositato oggi impiega come minimo quell'arco di tempo per essere eliminato — e solo se nel frattempo si è fermato ciò che lo produce. È lo stesso motivo per cui le macchie sono così ostinate ovunque si formino.
Perché proprio l'ascella
Quella piega è un ambiente cutaneo anomalo, e vale la pena dirlo con un numero. Il pH del film idrolipidico sulla pelle sana sta fra 4,5 e 5,5: sul viso fra 4,8 e 5,5, sul corpo attorno a 5,6. Nell'ascella arriva fino a 6,5. È il valore più alto dell'intera superficie corporea, e non è un dettaglio da chimici: l'acidità è uno dei meccanismi di difesa della pelle, perché ostacola la proliferazione di batteri, funghi e muffe. Dove il pH sale, quella difesa si allenta.
A questo si aggiunge il resto: è una piega, quindi pelle contro pelle; è chiusa dai vestiti, quindi calda e umida; ci passa il sudore, che è acqua per circa il 99%; e sopra ci mettiamo ogni giorno un prodotto che resta lì per ore senza essere risciacquato. Nessuna altra zona somma queste condizioni.
Rasoio, ceretta ed epilatore
La rasatura è, per la pelle, un'esfoliazione meccanica: la lama non taglia solo il pelo, raschia via anche una parte dello strato corneo. Ripetuta ogni due o tre giorni su una piega già fragile, tiene la barriera in uno stato di irritazione cronica di basso grado. E l'infiammazione ripetuta è uno dei modi classici in cui un'area di pelle finisce per pigmentarsi più del dovuto.
Ceretta ed epilatore lavorano diversamente — strappano il pelo dal follicolo — e lasciano la zona sgombra più a lungo: meno interventi al mese e niente puntini scuri in trasparenza. Hanno però un rischio proprio, quello del pelo incarnito: un pelo che rientra sotto la superficie genera una piccola infiammazione locale, e ogni infiammazione locale è un potenziale punto scuro che resta dopo che il pelo se n'è andato.
Non esiste un metodo giusto per tutti, ma un principio sì: qualunque si scelga, va diradato il più possibile. Meno passaggi, meno irritazione, meno pigmento.
Deodorante, attrito e vestiti
Il deodorante resta su quella pelle più a lungo di qualunque altro prodotto, e viene spesso applicato subito dopo la rasatura: il momento peggiore possibile, con la barriera appena raschiata. Una cute danneggiata oppone una resistenza molto minore al passaggio delle sostanze, quindi lo stesso prodotto che di norma non dà fastidio può bruciare.
Se il deodorante pizzica, la cosa più utile è leggerne l'INCI. Le voci da guardare per prime sono l'alcol denaturato, presente in alcuni deodoranti in quantità rilevante, e il Parfum, la voce dietro cui sta la miscela profumata. Non sono ingredienti da demonizzare: sono i primi due da guardare quando una pelle già provata reagisce.
Poi c'è l'attrito: magliette strette, cuciture, spalline, borse a tracolla, il braccio che sfrega durante una corsa. È lo stesso trauma meccanico che ispessisce gomiti e ginocchia, su una pelle molto più sottile. I tessuti che non lasciano evaporare l'umidità peggiorano la faccenda tenendo la zona bagnata più a lungo.
Cosa non aiuta, e spesso peggiora
Lo scrub energico è il primo errore. La logica è intuitiva — se è scuro in superficie, lo porto via — ma il pigmento non sta in superficie: nasce nello strato basale, in fondo. Strofinare toglie corneo e aggiunge irritazione, cioè alimenta esattamente la causa. Chi passa mesi a strofinare ottiene una pelle più ruvida e più scura di prima.
Il secondo errore sono i rimedi di casa: limone, aceto, bicarbonato. Il bicarbonato in particolare lavora nella direzione opposta a quella giusta, perché è alcalino, e in una zona dove il pH è già il più alto di tutto il corpo alzarlo ancora significa indebolire ulteriormente la difesa antimicrobica della pelle. Succo di limone e aceto puri su una piega appena rasata sono, nel migliore dei casi, un'irritazione in più — e l'irritazione è il motore del problema, non la cura.
Il terzo è il più sottile: usare uno schiarente senza togliere l'irritazione. È come svuotare un secchio con il rubinetto aperto. Finché il rasoio passa ogni due giorni, il deodorante brucia e la maglietta sfrega, i melanociti continuano a lavorare. Prima si chiude il rubinetto.
Cosa può fare un cosmetico, e quando serve il medico
Chiuso il capitolo irritazione, un cosmetico ha due leve reali, entrambe lente.
La prima è rallentare la produzione: gli attivi con azione uniformante sono la vitamina C, la niacinamide e l'estratto di liquirizia. Agiscono a monte, sulla melanogenesi, e per questo richiedono settimane: devono aspettare che il pigmento già depositato completi il suo ciclo.
La seconda è accompagnare fuori il pigmento già formato, accelerando il ricambio dello strato corneo. Qui gli strumenti sono gli esfolianti chimici — l'acido glicolico fra gli alfa-idrossiacidi, o l'acido salicilico — a concentrazioni cosmetiche e con molta prudenza in una piega sottile. Le concentrazioni alte, cioè i peeling veri, sono competenza medica.
In parallelo va tenuta in ordine la barriera, che è la parte meno spettacolare e la più decisiva. La glicerina lavora come idratante, imitando il fattore di idratazione naturale della pelle, e un emolliente come il burro di karité ammorbidisce lo strato corneo ispessito senza aggredirlo. Si applicano la sera, non subito dopo la rasatura.
C'è infine un confine. Se il colore è comparso senza una causa irritativa evidente, se si estende ad altre pieghe, se la pelle appare ispessita e vellutata al tatto, o se compaiono prurito, desquamazione o cattivo odore persistente, la questione esce dalla cosmesi e va mostrata a un medico. Un pH elevato rende quella zona più ospitale per batteri e funghi, e alcune forme che sembrano semplicemente «pelle scura» sono invece condizioni che vanno riconosciute e trattate come tali. Su quali claim un cosmetico possa legittimamente fare, e dove si ferma la nostra competenza, abbiamo scritto una pagina apposta: Il laboratorio.
La parte onesta
Nessun cosmetico riporta un'ascella scura al colore del braccio. Chi lo promette vende un risultato che la fisiologia non concede: il pigmento si forma nello strato basale, e un prodotto che resta in superficie può rallentarne la produzione e accompagnarne fuori una parte, non cancellarlo.
Quello che si ottiene realisticamente, con costanza e in un paio di mesi, è un colore più uniforme, una pelle più liscia e soprattutto un peggioramento che si ferma. In molte persone la parte che sembrava pigmento era ombra dei peli e opacità da ispessimento: quella migliora bene e in fretta. La quota di pigmento vero migliora poco, e lentamente.
E va detta un'ultima cosa: una certa differenza di colore fra la piega ascellare e la pelle attorno è normale, presente in moltissime persone sane, senza alcuna causa da correggere. La pelle delle pieghe non è quella dell'avambraccio e non lo diventerà. Il lavoro sensato non è farla sparire: è togliere ciò che la sta peggiorando, e poi lasciare che il resto faccia il suo corso.
Che cosa faccia ciascun ingrediente nominato qui, e a quali concentrazioni abbia senso, è nelle schede della Biblioteca degli Ingredienti.
Scritto dal Laboratorio Hunger Ricci
Dr. Gabriella Hunger Ricci AG, Novazzano, Canton Ticino. Formuliamo dal 1976.
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