Chiazze rossastre coperte da squame giallastre e untuose, ai lati del naso, fra le sopracciglia, sul cuoio capelluto, a volte dietro le orecchie o sul petto. Prude, va e viene, peggiora in autunno e nei periodi di stress, e migliora quasi sempre in estate. È una delle condizioni cutanee più diffuse, e una delle più fraintese: non è sporcizia, non è pelle secca, e non si risolve con una crema idratante.
Diciamo subito dov'è il confine: la dermatite seborroica è una condizione dermatologica. Un'estetista può accompagnare, consigliare, alleggerire. La diagnosi e la terapia sono del medico. Questo articolo serve a capire il meccanismo, non a sostituirlo.
Tre elementi che devono coincidere
Il primo è un lievito, la Malassezia. Vive sulla pelle di quasi tutti gli adulti ed è parte normale del microbiota cutaneo. Non è un'infezione presa da qualcuno: è già lì.
Il secondo è il sebo. La Malassezia è lipofila: si nutre dei trigliceridi del sebo e li scinde, liberando acidi grassi liberi. Ecco perché le sedi colpite sono esattamente le zone più ricche di ghiandole sebacee, e perché la condizione compare nella pubertà e non prima.
Il terzo, e decisivo, è la risposta individuale. Quegli acidi grassi liberi irritano, e in alcune persone il sistema immunitario reagisce in modo sproporzionato. Il lievito c'è su tutti; l'infiammazione no. È per questo che non è una questione di igiene: la quantità di lievito conta meno di come si reagisce.
Perché fa le squame
L'infiammazione accelera il turnover cellulare. Le cellule risalgono più in fretta del normale e non fanno in tempo a completare la cheratinizzazione, quindi si staccano a gruppi invece che una a una. Da qui le squame, che risultano untuose e giallastre perché impastate di sebo, a differenza della desquamazione fine e biancastra di una pelle semplicemente secca.
Perché va e viene
Peggiora con il freddo e l'aria secca, con lo stress, con la stanchezza, con l'alcol. Migliora con il sole moderato, che ha un'azione antinfiammatoria e riduce la carica del lievito. Questo andamento stagionale, autunno e inverno peggio, estate meglio, è così caratteristico da essere quasi diagnostico.
È anche il motivo per cui una crema sembra funzionare benissimo a giugno: potrebbe non essere merito suo.
L'errore che peggiora
La reazione istintiva è trattarla come pelle sporca o pelle grassa: detergenti energici, alcol, scrub. Il risultato è una barriera ulteriormente danneggiata, più infiammazione e più squame. La reazione opposta è altrettanto comune e altrettanto sbagliata: coprire tutto con creme molto ricche e occlusive, che offrono al lievito esattamente il substrato che preferisce.
La strada di mezzo è una detersione delicata, testure leggere e poche cose contemporaneamente.
Cosa può fare un cosmetico
Può sostenere, non curare. Sul fronte del sebo lavorano la niacinamide, che contiene la produzione e rinforza la barriera, e l'estratto di bardana. Sull'infiammazione lavorano bisabololo, camomilla, allantoina. Sulle squame, l'acido salicilico a basse concentrazioni aiuta a staccarle senza aggredire.
Il tea tree oil ha attività antimicotica documentata, ma va usato con prudenza: è un olio essenziale, è potenzialmente sensibilizzante, e su una pelle già infiammata la prudenza è d'obbligo.
Le sostanze che agiscono davvero sul lievito sono principi attivi con statuto proprio e vanno indicate dal medico.
Quando andare dal dermatologo
Se le chiazze sono estese, se il prurito disturba il sonno, se compaiono lesioni essudanti o croste, se il cuoio capelluto è coinvolto pesantemente, o semplicemente se in un mese di gestione cosmetica non cambia nulla. Non è una sconfitta: è una condizione cronica e recidivante, che si controlla bene con gli strumenti giusti e male con quelli sbagliati.
Le schede degli attivi citati sono nella Biblioteca degli Ingredienti.
Scritto dal Laboratorio Hunger Ricci
Dr. Gabriella Hunger Ricci AG, Novazzano, Canton Ticino. Formuliamo dal 1976.
Chi scrive queste pagine e con quali fonti