Doppia detersione: serve davvero o è una moda?

Un bicchiere di vetro con olio ambrato separato in due strati sopra l'acqua, su fondo diviso da una diagonale, metà rosso e metà bianco osso

La doppia detersione è arrivata in Europa dalla cosmetica coreana ed è diventata in pochi anni una specie di dogma: prima un detergente oleoso, poi uno ad acqua, tutte le sere, per tutti. Il principio chimico su cui si regge è corretto e non è affatto nuovo. Quello che è discutibile è la sua applicazione universale.

Il principio, che è solido

Vale una regola elementare: similia similibus solvuntur, il simile scioglie il simile. Le sostanze grasse si sciolgono nei grassi, quelle idrofile nell'acqua. Un detergente ad acqua, per quanto ben formulato, rimuove male ciò che è francamente liposolubile: il sebo in eccesso, i filtri solari resistenti all'acqua, i fondotinta a lunga tenuta, il mascara waterproof.

Un olio detergente scioglie tutto questo senza bisogno di strofinare. Poi si emulsiona con l'acqua, grazie ai tensioattivi che contiene, e va via portandosi dietro quello che ha sciolto. Il secondo passaggio, con un detergente acquoso, rimuove il residuo e ciò che è idrosolubile: sudore, polveri, tracce dell'olio stesso.

Fin qui è chimica, ed è la stessa su cui si regge la scelta di qualunque detergente.

La domanda che nessuno fa

Se il primo passaggio serve a sciogliere il liposolubile, la domanda giusta non è "devo fare la doppia detersione?" ma "che cosa ho sul viso stasera?".

Chi ha usato un fondotinta a lunga tenuta, una protezione solare resistente all'acqua o un mascara waterproof ha qualcosa di liposolubile da rimuovere, e la doppia detersione è la risposta corretta. Chi ha la pelle molto seborroica ha un accumulo di sebo che il solo detergente acquoso fatica a portare via, e ne trae beneficio.

Chi è rientrato a casa con la pelle nuda, o con una crema idratante e nient'altro, non ha nulla che richieda un solvente oleoso. Per quella persona il primo passaggio non è dannoso, ma è tempo e prodotto spesi per rimuovere qualcosa che non c'è.

Dove diventa un problema

Il rischio non è nel principio ma nella frequenza e nella scelta dei prodotti. Due detersioni ogni sera su una pelle secca, o già sensibilizzata, o con la barriera compromessa, significano raddoppiare l'esposizione ai tensioattivi. Il risultato è un impoverimento progressivo del film idrolipidico: tensione, desquamazione fine, e nelle pelli grasse la classica compensazione, con la ghiandola che produce di più proprio perché la superficie è stata sgrassata.

Il secondo errore frequente è scegliere per il secondo passaggio un detergente schiumogeno aggressivo, con l'idea che debba "pulire davvero". Se il primo passaggio ha già fatto il lavoro pesante, il secondo può e deve essere il più delicato possibile.

Come farla, se serve

L'olio o il balsamo si applicano sulla pelle asciutta e sulle mani asciutte: l'acqua, in questa fase, impedisce all'olio di entrare in contatto con quello che deve sciogliere. Si massaggia un minuto senza premere, si aggiunge poca acqua tiepida per farlo emulsionare, e solo allora si risciacqua.

Il secondo detergente va scelto con criterio: tensioattivi delicati, pH vicino a quello cutaneo, nessuna schiuma esagerata. Sul perché il pH conti, vale il discorso fatto sul mantello acido.

Acqua tiepida, mai calda. E il mattino, quasi sempre, basta un passaggio solo: durante la notte la pelle non si è sporcata, ha solo lavorato.

In sintesi

La doppia detersione non è una moda e non è una regola. È uno strumento, corretto quando c'è del liposolubile da rimuovere e superfluo quando non c'è. Chi la fa tutte le sere per abitudine, senza aver mai messo un filtro solare o un fondotinta, sta facendo un passaggio in più: non un danno, ma neanche un beneficio.

Gli ingredienti dei detergenti, dai tensioattivi solfati agli oli vegetali, hanno una scheda nella Biblioteca degli Ingredienti.