Ci sono persone che con il burrocacao in tasca convivono tutto l'inverno, lo applicano dieci volte al giorno e non risolvono mai. La spiegazione sta per metà nell'anatomia del labbro e per metà in un gesto che quasi tutti fanno senza accorgersene.
Il labbro è quasi una mucosa
La zona rossa del labbro, chiamata vermiglio, è un tessuto di transizione fra la pelle e la mucosa della bocca, e le manca quasi tutto quello che protegge la pelle normale.
Non ha ghiandole sebacee. Nessun sebo, quindi nessun film idrolipidico. È la stessa condizione del palmo e del tallone, ma senza lo spessore che quelli hanno per compensare.
Ha uno strato corneo sottilissimo, tre o quattro volte più sottile di quello del viso, e poco cheratinizzato. È il motivo per cui il labbro è rosso: si vedono in trasparenza i capillari del derma sottostante.
Non produce quasi NMF, il fattore naturale di idratazione che nel resto della pelle trattiene l'acqua dentro le cellule.
Sommando: una superficie senza schermo grasso, senza spessore e senza spugna interna, esposta all'aria, al freddo, al vento, al sole, e in più continuamente bagnata e asciugata. La perdita di acqua transepidermica del labbro è molte volte quella della guancia.
Il gesto che tiene aperto il circolo
Il labbro si secca, tira, e istintivamente lo si inumidisce con la lingua. Il sollievo dura pochi secondi, poi la saliva evapora e porta via anche l'acqua residua della superficie, lasciando il labbro più secco di prima. Peggio: la saliva contiene enzimi digestivi, amilasi e lipasi, che su un tessuto già scoperto sono irritanti.
Il risultato è una cheilite da leccamento: un alone infiammato e desquamato attorno alla bocca, tipico dei bambini d'inverno ma frequente anche negli adulti. È il motivo principale per cui certe labbra non guariscono mai, ed è anche il più semplice da correggere, perché basta smettere.
Lo stesso vale per il gesto di staccare le pellicine con i denti: si asporta tessuto vivo, si crea una micro-ferita, e il ciclo riparte.
Le altre cause frequenti
Il freddo e il vento, che aumentano l'evaporazione, e il riscaldamento degli ambienti, che abbassa l'umidità.
Il sole: il labbro inferiore è una delle zone più fotoesposte del viso e la sua difesa naturale è quasi nulla, perché contiene poca melanina.
La respirazione con la bocca, per raffreddore o per abitudine notturna, che asciuga il labbro per ore.
Alcuni farmaci, i retinoidi orali in testa, che seccano le mucose in modo caratteristico.
E i prodotti stessi: profumi, aromi al mentolo o alla cannella, che danno una sensazione di freschezza gradevole ma su un tessuto infiammato sono irritanti, e certi filtri o coloranti in chi è sensibilizzato.
Cosa mettere, e cosa evitare
Sul labbro servono occlusivi, cioè sostanze che formano un film e impediscono all'acqua di andarsene, perché l'anatomia non offre alternative: cera d'api, burro di karité, olio di jojoba, squalano. Anche il dimeticone, molto discusso, su questa zona è un filmogeno efficace e ben tollerato.
Accanto agli occlusivi, i lenitivi e riparatori: pantenolo, allantoina, bisabololo, miele.
Da evitare, almeno finché il labbro è screpolato: mentolo e canfora, aromi e profumi, e gli esfolianti abrasivi, che su un tessuto senza strato corneo tolgono quel poco che c'è.
E un filtro solare labbra, che quasi nessuno usa e che sul labbro inferiore ha più senso che altrove.
Quando non è screpolatura
Se le fessure si concentrano agli angoli della bocca e non passano, può trattarsi di cheilite angolare, spesso legata a una sovrainfezione o a una carenza nutrizionale, e va vista dal medico. Lo stesso vale per una lesione singola che non guarisce in due o tre settimane, per una placca bianca persistente, o per una desquamazione che ritorna sempre nello stesso punto: sul labbro inferiore fotoesposto queste sono situazioni da far valutare, non da trattare con il burrocacao.
Le schede degli ingredienti citati sono nella Biblioteca degli Ingredienti.
Scritto dal Laboratorio Hunger Ricci
Dr. Gabriella Hunger Ricci AG, Novazzano, Canton Ticino. Formuliamo dal 1976.
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