Il brufolo è passato e al suo posto è rimasto qualcosa. Quel qualcosa viene chiamato "cicatrice" quasi sempre, e quasi sempre a torto: nella maggior parte dei casi non lo è. Distinguere che cosa si ha davanti è il passaggio che decide se un cosmetico può fare qualcosa o se si sta per spendere due anni inseguendo un risultato impossibile.
Tre esiti diversi
Il primo è la macchia scura, l'iperpigmentazione post-infiammatoria. L'infiammazione ha stimolato i melanociti a produrre più pigmento, che è rimasto lì dopo che la lesione si è chiusa. È marrone o grigiastra, più frequente e più persistente nei fototipi scuri. La pelle è liscia: passandoci un dito non si sente nulla.
Il secondo è l'alone rosso o violaceo, l'eritema post-infiammatorio. Qui non c'è pigmento: ci sono capillari dilatati rimasti dopo l'infiammazione. Anche in questo caso la superficie è liscia. È più comune sulle pelli chiare.
Il terzo è la cicatrice vera, ed è l'unica che merita quel nome. Qui c'è stata una perdita di tessuto: la parete del follicolo si è rotta verso il basso, l'infiammazione ha distrutto collagene nel derma, e la riparazione non ha ricostruito il volume perduto. Passandoci un dito si sente un avvallamento.
Il test da fare
Serve luce laterale, non frontale. Mettiti di fianco a una finestra e guardati allo specchio con la luce che arriva di lato. Le macchie e gli aloni sono piatti e non proiettano ombra. Le cicatrici atrofiche, illuminate obliquamente, mostrano un'ombra: quello è il segno che c'è un dislivello.
Poi passa un dito, con gli occhi chiusi. Il tatto è più affidabile della vista su una superficie irregolare.
Cosa risponde a un cosmetico
La macchia scura risponde, con pazienza. Sono gli stessi attivi delle altre discromie: niacinamide, vitamina C, estratto di liquirizia. A questi si affiancano gli acidi della frutta, gli AHA come l'acido glicolico: il pigmento sta dentro le cellule che risalgono verso la superficie, quindi togliere lo strato corneo più esterno ne porta via una parte insieme alle cellule morte. Tempi: mesi, non settimane.
L'alone rosso è più capriccioso. Spesso regredisce da solo, ma servono mesi. Nel frattempo aiutano gli attivi che spengono l'infiammazione e sostengono il capillare: niacinamide, bisabololo, centella asiatica.
La cicatrice atrofica non risponde. Un'esfoliazione regolare con acido glicolico leviga i margini netti dell'avvallamento quel tanto che basta a far riflettere la luce in modo più uniforme, e il dislivello si nota meno. Si nota meno, però, non è meno: nessun cosmetico riempie un volume che non c'è più. Gli strumenti che ottengono risultati misurabili — microneedling, laser frazionato, peeling medi, filler, subcisione — sono di competenza medica, e in quell'elenco rientrano anche le concentrazioni di acido glicolico che sul margine di una cicatrice fanno davvero qualcosa: non sono quelle di un prodotto da banco. Dirlo chiaramente è più utile che lasciar credere il contrario.
La cosa che conta più di tutte
Su ciascuno dei tre esiti, il fattore che fa più differenza è la protezione solare. Sul pigmento perché il sole lo riattiva e trasforma una macchia di tre mesi in una macchia di due anni. Sull'eritema perché l'irradiazione mantiene i vasi dilatati. Sulla cicatrice perché il collagene attorno continua a degradarsi.
Vale anche il rovescio: chi usa acidi della frutta o vitamina A su una pelle che porta i segni dell'acne sta assottigliando lo strato corneo proprio mentre chiede alla pelle di schiarire. Senza filtro solare al mattino i due gesti si annullano a vicenda, e la macchia può perfino scurirsi.
E poi c'è la prevenzione, che è l'unica leva davvero potente: non spremere, e trattare l'acne presto invece di aspettare che passi da sola. La pressione è ciò che spinge il contenuto del follicolo verso il derma e trasforma un comedone in una lesione profonda. Vale la pena leggere anche perché l'acne adulta segue regole diverse.
Un segno che sta ancora cambiando colore è un segno recente, e i segni recenti sono quelli su cui si può lavorare. Le schede degli attivi sono nella Biblioteca degli Ingredienti.
Scritto dal Laboratorio Hunger Ricci
Dr. Gabriella Hunger Ricci AG, Novazzano, Canton Ticino. Formuliamo dal 1976.
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