La sequenza è sempre la stessa: il tallone si indurisce, si ingiallisce, poi compaiono delle spaccature che a volte arrivano a fare male e a sanguinare. Si compra una crema, si applica per una settimana, non cambia quasi nulla. Non è la crema a essere sbagliata: è che manca metà del lavoro.
Perché il tallone si ispessisce
La pelle risponde alla pressione e allo sfregamento nell'unico modo che conosce: producendo più cheratina. È un meccanismo di difesa, si chiama ipercheratosi, ed è lo stesso che forma i calli sulle mani di chi lavora con gli attrezzi.
Sul tallone la pressione arriva da tutto il peso del corpo, concentrata su una superficie piccola, migliaia di volte al giorno. Lo strato corneo si ispessisce e può arrivare a molte volte lo spessore che ha altrove.
Il tallone parte anche svantaggiato: come il palmo della mano, non ha ghiandole sebacee. Non c'è film idrolipidico, quindi la pelle lì dipende quasi interamente dall'umidità che riesce a trattenere.
Perché poi si spacca
Qui sta il punto controintuitivo. Uno strato corneo spesso e disidratato diventa rigido, e un materiale rigido non si deforma: si frattura. A ogni passo il cuscinetto adiposo del tallone si allarga lateralmente, e la pelle che lo riveste deve seguirlo. Se è elastica si distende; se è dura si taglia.
Le spaccature profonde si chiamano ragadi. Quando arrivano al derma fanno male, sanguinano e possono infettarsi.
Il paradosso è tutto qui: la pelle si ispessisce per proteggersi e si spacca proprio perché si è ispessita. Aggiungere idratante sopra uno strato duro e impermeabile serve a poco, perché quello strato è esattamente ciò che impedisce all'idratante di arrivare dove serve.
I due passaggi, in quest'ordine
Primo: ridurre lo spessore. Non azzerarlo, ridurlo. Su un piede ammorbidito da un pediluvio tiepido, una lima o una pietra pomice passata con delicatezza, una o due volte a settimana. Non sul piede asciutto e non a sangue: l'obiettivo è assottigliare, non scavare, perché se si toglie troppo la pelle risponde ispessendosi di nuovo, più in fretta di prima.
Le lame e i raschietti taglienti vanno lasciati ai professionisti: il rischio di ferirsi è concreto.
Secondo: idratare e ammorbidire, tutti i giorni. L'attivo di riferimento sulle ipercheratosi è l'urea, e vale la pena sapere che cambia funzione con la concentrazione: alle dosi basse idrata, mentre nell'intervallo fra il dieci e il trenta per cento diventa cheratolitica, cioè scioglie i legami fra le cellule cornee. Sui talloni ispessiti servono le concentrazioni alte, che fanno entrambe le cose insieme.
Accanto all'urea lavorano gli idrossiacidi. L'acido salicilico è lipofilo e cheratolitico. L'acido glicolico è la molecola più piccola della famiglia degli alfa-idrossiacidi e allenta i legami di coesione fra i corneociti: sotto il cinque per cento lavora soprattutto come idratante, fra il dieci e il quindici prevale l'azione esfoliante, e l'intensità dipende anche dal pH della formula, non solo dalla percentuale. L'acido lattico fa entrambe le cose, esfolia e idrata, ed è anche uno dei componenti naturali del fattore idratante della pelle.
Poi ci sono la glicerina e gli emollienti ricchi come burro di karité e olio di avocado. L'allantoina aiuta sulle screpolature già presenti.
Il momento migliore è la sera, e il trucco che fa la differenza è mettere un calzino di cotone sopra: l'occlusione trattiene l'acqua e moltiplica l'effetto di qualunque crema.
Cosa toglie il problema alla radice
La pressione. Camminare a lungo scalzi o con ciabatte aperte, calzature con suola rigida e sottile, sovrappeso, stazione eretta prolungata: sono le cause vere, e senza toccarle si rincorre l'effetto per sempre. Una soletta ammortizzante fa spesso più di un barattolo.
Quando non è solo secchezza
Se le ragadi sanguinano, se c'è dolore, calore o gonfiore, se la pelle si desquama fra le dita o le unghie sono ispessite e giallastre, il quadro può non essere meccanico: possono esserci una micosi o un'infezione, che richiedono il medico.
Chi ha il diabete merita una precauzione in più: qualsiasi lesione al piede va vista dal medico e non trattata da soli, perché sensibilità ridotta e guarigione più lenta cambiano completamente il livello di rischio.
Le schede degli attivi citati sono nella Biblioteca degli Ingredienti.
Scritto dal Laboratorio Hunger Ricci
Dr. Gabriella Hunger Ricci AG, Novazzano, Canton Ticino. Formuliamo dal 1976.
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