Protezione solare: quanta metterne e ogni quanto

|Laboratorio Hunger Ricci
Una goccia densa di crema bianca su una lastra di vetro, su fondo diviso da una diagonale, metà azzurra e metà bianco osso

Sulla protezione solare quasi tutti sanno la cosa importante, cioè che va usata. Molti meno sanno che il numero stampato sulla confezione descrive una condizione di laboratorio che nella vita reale non si verifica quasi mai, e che la distanza fra le due cose è grande.

Il numero e la dose

L'SPF si misura applicando 2 milligrammi di prodotto per centimetro quadrato di pelle. È lo standard internazionale, ed è la dose alla quale un SPF 50 protegge come un SPF 50.

Gli studi sul comportamento reale mostrano che le persone ne applicano di solito fra un quarto e la metà. E la protezione non scende in proporzione: la relazione fra quantità e schermo è approssimativamente esponenziale, quindi dimezzare la dose non dimezza la protezione, la riduce molto di più. Un SPF 50 messo a metà dose non si comporta come un SPF 25.

Non è un dettaglio da nutrizionisti del dettaglio: è la ragione per cui tante persone si scottano con la crema addosso.

Quanta ne serve, in pratica

Per viso e collo di un adulto la dose corretta è intorno a un grammo e mezzo. Tradotto in gesti: circa due dita di prodotto, stese lungo indice e medio dalla base al polpastrello, oppure un cucchiaino raso. Se la quantità sembra tanta, è perché quasi tutti ne usano troppo poca.

Alternativa per chi non sopporta quella sensazione: applicare due strati sottili a qualche minuto di distanza. Il totale conta più della singola passata.

Le zone dimenticate sono sempre le stesse: orecchie, contorno occhi, labbra, attaccatura dei capelli, collo posteriore, dorso delle mani.

Ogni quanto rimetterla

Ogni due ore all'aperto, e subito dopo un bagno, una sudata intensa o l'asciugatura con l'asciugamano. La ragione non è che il filtro si consuma: è che il film si assottiglia, si sposta, viene rimosso meccanicamente.

Al chiuso, lontano dalle finestre, la riapplicazione ha molto meno senso: se non si esce, il gesto della mattina basta.

Sul viso truccato la riapplicazione è il problema pratico più fastidioso. Le formule in stick o in polvere compressa aiutano, a patto di usarne abbastanza, cosa che con una polvere è difficile.

E d'inverno?

Dipende da che cosa si vuole prevenire. Gli UVB, responsabili di eritema e ustione, sono molto stagionali e crollano d'inverno alle nostre latitudini. Gli UVA, responsabili del photoaging e delle discromie, sono molto più costanti tutto l'anno e attraversano il vetro.

Quindi: chi usa la protezione contro le scottature può ragionevolmente allentare d'inverno. Chi la usa contro le rughe e le macchie, cioè chi ha investito in retinoidi e vitamina C, no. La montagna in inverno è poi un caso a sé: quota alta e neve che riflette gran parte della radiazione.

Due cose che non vanno fatte

Non si mescola la protezione con la crema idratante nel palmo della mano: si diluisce e si perde il controllo della dose. Si applica sopra la routine, come ultimo passaggio della mattina.

E non ci si affida solo a lei. Un filtro è uno strumento parziale: l'ombra, il cappello, e non esporsi nelle ore centrali restano più efficaci di qualunque SPF. La crema serve per il tempo che si passa fuori comunque.

Sulla differenza fra filtri fisici e chimici e sulla regola europea che impone una quota minima di protezione UVA abbiamo scritto in filtri solari: fisici, chimici e la regola sugli UVA.

Scritto dal Laboratorio Hunger Ricci

Dr. Gabriella Hunger Ricci AG, Novazzano, Canton Ticino. Formuliamo dal 1976.

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