Un siero viso è un prodotto a bassa viscosità, con poca o nessuna fase grassa, pensato per portare sulla pelle una quota alta di sostanze funzionali in poco volume. Non è una crema più leggera né una più forte: è una forma cosmetica diversa, con vantaggi e limiti propri. La crema lavora sulla superficie, perché la sua fase grassa ammorbidisce e rallenta l'evaporazione dell'acqua; il siero lavora sul contenuto, si asciuga in fretta e lascia sulla pelle ciò che trasportava.
In breve
- Il siero è una forma, non una promessa: fluido, in gel, con poca o nessuna fase grassa e più attivi per grammo di una crema.
- La crema contiene acqua e grassi: ammorbidisce e rallenta l'evaporazione dell'acqua. Il siero da solo quasi mai fa questo.
- Si usano in sequenza, non in alternativa: prima il siero, poi la crema. L'ordine è dal più fluido al più ricco.
- Se la pelle è grassa e non tira, il siero può bastare. Se tira o si screpola, è la crema a essere indispensabile.
- Un rossore che non passa, un prurito persistente o una lesione che cambia aspetto vanno mostrati al dermatologo.
"Siero" non è una categoria di legge
Conviene dirlo subito, perché spiega molte cose. Il Regolamento (CE) 1223/2009 definisce che cosa sia un prodotto cosmetico: una sostanza o un preparato destinato a essere applicato sulle superfici esterne del corpo, o su denti e mucose della bocca, allo scopo esclusivo o prevalente di pulirli, profumarli, modificarne l'aspetto, correggere gli odori corporei, proteggerli o mantenerli in buono stato. Disciplina poi, con liste positive, quali conservanti, coloranti e filtri UV si possano impiegare e a quale concentrazione massima. Non disciplina invece le forme: non esiste una definizione normativa di "siero", come non esiste di "crema".
Questo significa che la parola in etichetta è una scelta di comunicazione del produttore, non una garanzia tecnica: un siero può essere un prodotto denso di attivi oppure acqua addensata con un gelificante e poco altro, e l'unico modo di distinguerli è leggere l'INCI. Le regole che vincolano davvero un laboratorio riguardano la sicurezza e i claim, non il nome della forma: su come lavoriamo e con quali fonti abbiamo messo tutto per iscritto nella pagina de Il laboratorio.
Che cosa cambia davvero nella formula
La differenza fra un siero e una crema sta nella struttura fisica, e da lì discende tutto il resto.
Una crema è un'emulsione: due liquidi che non si mescolano, acqua e olio, tenuti insieme da un emulsionante che si dispone all'interfaccia con le teste polari verso l'acqua e le code apolari verso l'olio. Le goccioline disperse misurano fra 1 e 20 micron, ed è per questo che una crema è opaca: particelle di quella misura diffondono la luce. Di norma gli emulsionanti si usano in coppia, perché un'emulsione è un sistema termodinamicamente instabile e senza quel film all'interfaccia le due fasi si riseparerebbero in pochissimo tempo. Come cambia la sensazione sulla pelle a seconda di quale fase stia fuori lo abbiamo raccontato nell'articolo sulle emulsioni O/A e A/O.
Un siero, nella grande maggioranza dei casi, non è un'emulsione. È un gel acquoso: una dispersione colloidale in cui un modificatore reologico, per esempio la gomma xantana, forma un reticolo tridimensionale che intrappola il solvente. Non c'è una fase grassa da disperdere, quindi non serve un emulsionante e nulla diffonde la luce: il prodotto resta limpido. I gel si asciugano rapidamente e sono più facili da dosare delle semplici soluzioni acquose, che scappano via dalle dita.
Da questa struttura discendono tre conseguenze. La prima: in un siero acquoso entrano bene gli attivi idrosolubili, perché gli ingredienti idrosolubili vanno nella fase acquosa e quelli liposolubili nella fase grassa. La niacinamide, il pantenolo, la glicerina e il sodio ialuronato ci stanno naturalmente. La vitamina C nella forma di ascorbil palmitato è invece un estere dell'acido palmitico, quindi affine alla fase grassa: in un gel privo di grassi non ha dove sciogliersi, e chi la vuole mettere deve aggiungere un solubilizzante o cambiare forma cosmetica.
La seconda: l'acqua è il terreno di coltura. Più un prodotto è ricco d'acqua, più è a rischio di contaminazione microbica, e un gel ne contiene moltissima. Serve quindi un sistema conservante scelto fra quelli della lista positiva dell'Allegato V del Regolamento, come il fenossietanolo. Non è un difetto del siero: è la condizione di ogni formula con acqua dentro.
La terza: senza grassi, un siero non ammorbidisce. L'emollienza è un'azione dei lipidi, non dell'acqua. Il burro di karité livella il profilo cutaneo e ne riduce le rugosità; il dimeticone resta in superficie e forma un film. Un gel non ha nulla di tutto questo. Per questo un siero da solo, su una pelle che tira, lascia spesso insoddisfatti: ha fatto il suo lavoro, ma il lavoro che manca è un altro.
Concentrazione alta non vuol dire che l'attivo entri
Qui sta il malinteso più diffuso. Un siero contiene di solito più sostanza funzionale per grammo rispetto a una crema, ma la quantità nel flacone e quella che arriva dove deve agire sono due numeri diversi, e il secondo dipende da cose che l'etichetta non dice. Ne abbiamo scritto per esteso in come un attivo entra nella pelle; qui bastano tre punti.
Il peso molecolare conta più della percentuale. Fra le sostanze idrosolubili penetrano meglio quelle piccole; le macromolecole restano in superficie. L'acido ialuronico ad alto peso molecolare, per esempio, non va oltre: trattiene acqua dove si è fermato, il che è utile, ma è un'azione di superficie e va raccontata come tale.
Il pH decide l'attività di alcuni attivi. Per gli alfa-idrossiacidi come l'acido glicolico l'azione esfoliante dipende dalla concentrazione e dal pH: più il pH è basso, più l'esfoliazione prevale sull'idratazione. Per questo le formule esfolianti hanno un pH tamponato più acido di quello, fra 4,5 e 5,5, che si considera ideale per un prodotto viso di uso quotidiano.
Il veicolo aiuta o ostacola. I lipidi emulsionati penetrano nello strato corneo meglio degli oli puri: un punto a favore della crema, non del siero. I siliconi ad alto peso molecolare, al contrario, restano in superficie e trattengono lì anche ciò che trasportano.
Siero e crema insieme: l'ordine e perché
La regola pratica ha una ragione fisica: dal più fluido al più ricco. Un gel acquoso applicato sopra un film di grassi non riesce a distribuirsi né ad arrivare allo strato corneo; una crema applicata sopra un gel appena assorbito si distribuisce senza problemi.
In concreto: pelle detersa, eventualmente tonico, poi il siero in piccola quantità, poi la crema quando il siero è assorbito. Il contorno occhi, se lo si usa, segue una logica a sé: i prodotti per quella zona hanno un pH più vicino al neutro, perché il liquido lacrimale è neutro e un pH troppo acido dà fastidio e lacrimazione.
Un'ultima nota riguarda il contenitore: i prodotti ricchi d'acqua si proteggono meglio in un flacone con dosatore o in un sistema airless che in un vasetto a collo largo, dove ogni prelievo con le dita introduce microrganismi.
Quando il siero non serve, e quando invece sì
Non serve se si cerca da un siero l'effetto di una crema: morbidezza, comfort, protezione dal freddo. Non serve, soprattutto, come secondo idratante accanto a una crema che già idrata bene: due prodotti con lo stesso compito non sommano i risultati, sommano il prezzo.
Ha senso in tre casi. Quando si vuole aggiungere una sostanza funzionale specifica senza cambiare la crema che già funziona. Quando la pelle è grassa e non tollera texture ricche: le forme acquose prive di fase grassa si asciugano rapidamente e sono tradizionalmente indicate per la pelle grassa e impura. E quando si vuole un ciclo mirato e limitato, che è un uso diverso ancora: le fiale e i prodotti d'urto concentrano quantità alte di attivi in piccolo volume proprio per periodi brevi, non per l'uso quotidiano.
In tutti e tre i casi vale la regola del tempo: la pelle si rinnova con i suoi ritmi e nessun prodotto si giudica in una settimana. Ne abbiamo scritto in quanto tempo serve prima di giudicare un cosmetico.
Domande frequenti
Il siero sostituisce la crema?
Quasi mai. Un siero acquoso non contiene la fase grassa che ammorbidisce la pelle e rallenta l'evaporazione dell'acqua, quindi non fa il lavoro della crema. L'unica eccezione ragionevole è una pelle grassa che non dà mai sensazione di pelle che tira: in quel caso il siero da solo può bastare, soprattutto d'estate.
Prima il siero o prima la crema?
Prima il siero. L'ordine va dal prodotto più fluido al più ricco, perché un gel acquoso non si distribuisce sopra un film di grassi mentre una crema si distribuisce benissimo sopra un gel assorbito. Fra i due non serve attendere a lungo: basta che la superficie non sia più scivolosa.
Come si riconosce un siero in etichetta?
Dall'INCI, non dal nome. In un siero acquoso si trovano l'acqua in prima posizione, un gelificante come la gomma xantana, attivi idrosolubili e un sistema conservante, e manca quasi del tutto la fila di oli, burri ed emulsionanti tipica di una crema. Se in un prodotto chiamato siero l'elenco dei grassi è lungo, è una crema fluida con un altro nome.
Un siero si può usare in gravidanza?
Dipende da che cosa contiene, non dal fatto che sia un siero. In gravidanza la permeabilità cutanea aumenta, quindi la prudenza è ragionevole anche con prodotti che in altri momenti non si discuterebbero. Alcune sostanze sono sconsigliate in gravidanza per ragioni che non riguardano la forma cosmetica. La risposta va chiesta al medico o al ginecologo, con l'etichetta in mano.
La parte onesta
Un siero non entra nel derma, non ricostruisce nulla e non ha poteri che una crema ben formulata non abbia. È un modo intelligente di portare sostanze idrosolubili su una pelle pulita senza appesantirla: questo è tutto, ed è già abbastanza per giustificarne l'esistenza.
Va detto anche il resto. La concentrazione dichiarata di un attivo non dice quanta ne arrivi dove dovrebbe agire, e sull'etichetta quel dato non c'è quasi mai. Le macromolecole restano in superficie, qualunque sia il prezzo del flacone. Un prodotto a bassa viscosità non ha nessun vantaggio intrinseco rispetto a un'emulsione ben costruita: per veicolare i lipidi, anzi, l'emulsione fa meglio.
Infine il confine. Un rossore che non si risolve, un prurito che dura, una desquamazione che peggiora applicando qualunque cosa, una lesione che cambia forma o colore non sono problemi di scelta fra siero e crema. Sono casi da dermatologo, e rimandarli provando un prodotto nuovo dopo l'altro è il modo più efficace di perdere tempo.
Ogni sostanza che usiamo ha la sua scheda nella Biblioteca degli Ingredienti: è il posto da cui partire per capire che cosa fa un prodotto, prima ancora di decidere che forma debba avere.
Scritto dal Laboratorio Hunger Ricci
Dr. Gabriella Hunger Ricci AG, Novazzano, Canton Ticino. Formuliamo dal 1976.
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