Pochi ingredienti cosmetici hanno una reputazione peggiore dei siliconi, e pochi sono altrettanto fraintesi. Si legge che soffocano la pelle, che la rendono dipendente, che creano un effetto plastica: affermazioni che circolano da anni senza che quasi nessuno spieghi che cosa sia, chimicamente, un silicone. Qui proviamo a farlo: cosa sono, cosa fanno davvero sulla pelle, perché l'Unione Europea ne ha limitati alcuni e come si riconoscono in etichetta in pochi secondi.
In breve
- Non sono grassi: sono una classe chimica a sé, costruita su catene di silicio e ossigeno. Inerti, stabili, idrorepellenti, non vengono assorbiti dalla pelle.
- Non sono irritanti, sensibilizzanti né comedogenici, e lasciano traspirare la pelle: l'idea che la soffochino non descrive il loro comportamento reale.
- Si dividono in due famiglie: quelli volatili, che evaporano senza lasciare residuo, e quelli ad alto peso molecolare, che restano in superficie e vi formano un film scorrevole.
- La restrizione europea sui siliconi ciclici D4, D5 e D6 nasce da ragioni ambientali, non da un rischio per la pelle.
- In etichetta si riconoscono dai suffissi -cone e -siloxane: dimethicone, cyclopentasiloxane, dimethiconol.
Che cosa sono, chimicamente
Un silicone contiene sempre silicio, ossigeno, carbonio e idrogeno, e questa composizione lo colloca fuori dalla famiglia dei lipidi: non è un olio, non è un burro, non è una cera, anche quando in crema si comporta in modo simile. La spina dorsale della molecola è una catena alternata di silicio e ossigeno, e il legame Si-O è più forte dei legami C-C e C-O che tengono insieme un olio vegetale. Da lì discende il resto: stabilità alla luce e al calore, inerzia chimica, scorrevolezza.
Sulla pelle questo significa tre cose. Un silicone non reagisce quasi con niente, quindi non irrancidisce e non altera gli altri ingredienti. Respinge l'acqua, motivo per cui una crema mani con silicone resiste a qualche lavaggio. E non viene assorbito: resta dove lo si mette, che è il punto su cui si decide se in una formula sia utile o inutile, come spiegato in come un attivo entra nella pelle.
Va detto subito, perché è la correzione più importante rispetto a quello che si legge in giro: i siliconi non sono irritanti, non sono sensibilizzanti, non sono comedogenici e non sono occlusivi. Il film che lasciano permette la traspirazione, cioè non sigilla la superficie come farebbe una pellicola impermeabile. Chi reagisce male a una crema che li contiene, nella maggior parte dei casi sta reagendo a qualcos'altro nella stessa formula: una fragranza, un conservante, un attivo esfoliante.
Due famiglie che si comportano in modo opposto
Trattarli come un blocco unico è l'errore che rende incomprensibile quasi tutto quello che si legge sul tema: le due famiglie fanno cose diverse e stanno nelle formule per ragioni diverse.
I siliconi a catena corta e i ciclosiliconi sono volatili: oli leggerissimi che distribuiscono il prodotto in modo uniforme e poi evaporano senza lasciare residuo. Sono la base del trucco no transfer e dei sieri per le doppie punte, dove evaporando compattano la cheratina. Il più noto è il cyclopentasiloxane: se una crema sembra sparire nel nulla appena applicata, molto probabilmente è lui.
I siliconi ad alto peso molecolare, a catena lunga, fanno il contrario: restano in superficie. Formano un film scorrevole che dà alla pelle quella sensazione liscia e asciutta, e che trattiene al proprio posto i pigmenti o i filtri. È il motivo per cui si trovano nei fondotinta e nei solari, dove un biossido di titanio deve restare distribuito sulla superficie e non andare da nessun'altra parte, come si vede bene nel funzionamento dei filtri solari.
Qui sta il loro limite reale, tecnico e non tossicologico: un silicone a catena lunga impedisce la penetrazione dei principi attivi che veicola. In un solare o in un fondotinta è esattamente quello che serve; in un siero che promette di portare un attivo in profondità è un controsenso. Davanti a un INCI, una delle domande utili è proprio se le sostanze filmogene presenti siano coerenti con il claim del prodotto.
Il capostipite della seconda famiglia è il dimeticone, in etichetta dimethicone, chimicamente un polidimetilsilossano. Esiste in pesi molecolari e viscosità molto diversi, dal fluido quasi acquoso alla gomma densa, e a seconda della versione lavora come idrorepellente, condizionante, emolliente o antischiuma. Che un solo nome INCI copra materie prime così diverse è una delle ragioni per cui discuterne in blocco porta fuori strada.
Il mito: "soffocano la pelle"
L'immagine è efficace e per questo ha avuto fortuna: il silicone come pellicola di plastica stesa sul viso, sotto la quale la pelle non respira. Il problema è che non corrisponde al comportamento della molecola: il film siliconico è permeabile al vapore acqueo, quindi non blocca la perdita di acqua transepidermica come farebbe una medicazione impermeabile, e non essendo assorbito non interferisce con gli strati sottostanti.
Anche l'idea della dipendenza non regge. Perché la pelle "si abitui" a qualcosa, quel qualcosa deve modificarne il funzionamento, e un ingrediente inerte che resta in superficie non cambia il ritmo con cui le cellule si rinnovano né quello con cui le ghiandole lavorano. Quello che viene scambiato per dipendenza è più banale: il film rende la pelle liscia finché c'è, e quando si smette si torna alla condizione di partenza. Non è un peggioramento, è la fine di un effetto cosmetico. Migliorare uno stato e mascherarlo restano due cose diverse, come si vede parlando della barriera cutanea: un film che scorre bene non è una barriera riparata.
Una parte di questa reputazione è di origine commerciale: "senza siliconi" è una formula comoda, perché non costa niente e suggerisce una sicurezza maggiore senza doverla dimostrare.
La restrizione europea su D4, D5 e D6 riguarda l'ambiente
Qui la confusione è comprensibile, perché una restrizione esiste davvero. Riguarda tre siliconi ciclici noti come D4, D5 e D6, cioè l'ottametilciclotetrasilossano, il decametilciclopentasilossano (il cyclopentasiloxane) e il dodecametilcicloesasilossano: le molecole volatili della prima famiglia.
Il motivo della restrizione è ambientale: queste molecole sono persistenti, una volta finite nelle acque di scarico non si degradano facilmente e tendono ad accumularsi negli organismi acquatici. La valutazione europea ha agito su quel fronte, non su un danno cutaneo documentato. È una distinzione da tenere ferma, perché nel passaggio dai documenti tecnici ai titoli online "sostanza ristretta" diventa quasi sempre "sostanza pericolosa per chi la usa", e qui le due cose non coincidono.
Molti prodotti hanno riformulato sostituendo i ciclici con altri siliconi o con esteri dalla sensorialità simile. Se si vuole ridurre il proprio impatto ambientale la scelta ha senso; se la si fa pensando di proteggere la pelle, si sta risolvendo un problema diverso da quello che si crede di avere. Su come verifichiamo affermazioni di questo tipo abbiamo scritto chi siamo e con quali fonti lavoriamo.
Come si riconoscono in etichetta
Questa è la parte semplice, e si impara in un minuto: i siliconi si riconoscono da due terminazioni, -cone e -siloxane. I nomi più frequenti sono dimethicone, cyclopentasiloxane, dimethiconol, cyclohexasiloxane, phenyl trimethicone, amodimethicone (tipico dei balsami) e trimethylsiloxysilicate, il filmogeno dei rossetti a lunga tenuta. Alcuni emulsionanti siliconici hanno nomi meno intuitivi, come cetyl PEG/PPG-10/1 dimethicone, ma la radice resta riconoscibile.
Conta anche dove si trovano. Gli ingredienti sono elencati in ordine decrescente di concentrazione: un dimethicone ai primi tre posti descrive un prodotto costruito attorno al suo film, lo stesso nome in fondo indica una presenza marginale, messa lì per la stendibilità. Attenzione però alla regola che rende l'INCI meno trasparente di quanto sembri: sotto l'uno per cento il produttore può elencare le materie prime nell'ordine che preferisce, quindi la posizione è informativa solo per i primi ingredienti. Su come si legge una lista intera abbiamo messo insieme un decoder INCI.
Un'ultima nota di vocabolario, perché qui si fa spesso confusione. I siliconi non sono idratanti: non portano acqua nella pelle e non la trattengono per via igroscopica, come fanno la glicerina o il pantenolo. Non sono nemmeno emollienti nel senso classico del termine, cioè grassi che ammorbidiscono il tessuto come il burro di karité. Sono filmogeni scorrevoli, e la loro categoria funzionale più vicina è quella delle cere come la cera d'api o di un lipide stabile come lo squalano: materiali che lavorano in superficie. Chiamare le cose con il nome giusto evita di aspettarsi da loro quello che non possono dare.
Domande frequenti
I siliconi fanno male alla pelle?
No. Sono molecole chimicamente inerti, non assorbite, non irritanti, non sensibilizzanti e non comedogeniche. Se una crema che li contiene dà problemi, la causa è quasi sempre un altro ingrediente, tipicamente una fragranza o un conservante. La persistenza ambientale di alcuni siliconi ciclici è un tema reale, ma diverso dalla sicurezza cutanea.
Come si riconoscono i siliconi in etichetta?
Dai suffissi -cone e -siloxane. I più comuni sono dimethicone, cyclopentasiloxane, dimethiconol e amodimethicone. Più il nome è in alto nella lista degli ingredienti, maggiore è la sua concentrazione, con l'avvertenza che sotto l'uno per cento l'ordine non è più vincolante.
I siliconi otturano i pori?
Non per quello che sappiamo del loro comportamento: non sono comedogenici e il film che formano lascia traspirare. Se un prodotto ricco di siliconi peggiora una pelle che tende ai comedoni, conviene guardare la formula nel suo insieme, non un solo nome.
Perché alcuni cosmetici scrivono "senza siliconi"?
È una scelta di comunicazione, non un requisito di legge, e vale quanto detto a proposito della parola naturale in etichetta: un'assenza dichiarata non dice nulla su cosa sia stato messo al posto dell'ingrediente tolto.
I siliconi si possono usare in gravidanza?
Non ci sono indicazioni di cautela specifiche legate ai siliconi: non vengono assorbiti e restano in superficie. In gravidanza le domande sensate riguardano altre categorie di ingredienti, e il medico resta l'interlocutore giusto per una valutazione individuale.
La parte onesta
Un silicone non cura niente. Non ripara la barriera, non stimola nulla, non modifica la struttura della pelle e non ha effetti a lungo termine su come si comporta. Quello che fa è migliorare la sensorialità di una formula e il modo in cui si distribuisce, e nei solari e nel trucco tenere al proprio posto qualcosa che deve restare in superficie. Sono funzioni legittime e tecnicamente preziose, ma di veicolo, non di trattamento.
Allo stesso modo, toglierli da una routine non risolve nulla di per sé: una pelle che non sta bene con una crema siliconica non sta bene con quella crema, e la risposta sta nel leggere l'intera lista degli ingredienti, non nell'eliminare una categoria. E un cosmetico lavora sulla superficie e sul suo aspetto: se il problema è un rossore che non passa, una desquamazione persistente o una reazione che si ripete, serve una visita dermatologica, non un cambio di formula.
Se vuoi vedere come questi ingredienti si collocano accanto agli altri, trovi le schede di ognuno nella Biblioteca degli Ingredienti.
Scritto dal Laboratorio Hunger Ricci
Dr. Gabriella Hunger Ricci AG, Novazzano, Canton Ticino. Formuliamo dal 1976.
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