Unghie striate verticalmente: cosa significa

|Laboratorio Hunger Ricci
Frammento di legno chiaro con venature parallele, su fondo diviso in diagonale fra verde e bianco osso

Capita di guardarsi le mani sotto una luce radente e accorgersi che le unghie non sono lisce come sembravano. Percorse per il lungo da righe sottili, parallele, che vanno dalla base al margine libero, come le venature di un frammento di legno. A volte si sentono anche al tatto, passando il polpastrello. E la domanda che arriva subito dopo è quasi sempre la stessa: è una carenza di qualcosa?

Nella grande maggioranza dei casi la risposta è no. Le striature longitudinali sono una delle caratteristiche più comuni e meno preoccupanti dell'unghia adulta. Ma vale la pena capire da dove nascono, perché aumentano con gli anni, e soprattutto perché le righe che corrono nell'altro senso — di traverso — raccontano una storia completamente diversa.

Da dove esce l'unghia

L'unghia è una lamina di cheratina dura. Ha tre parti: la radice, che è la matrice e sta nascosta sotto la piega cutanea alla base del dito; il corpo, cioè la parte visibile appoggiata sul letto ungueale; e il margine libero, quello che si taglia. La lunula — la mezzaluna più chiara che si vede bene soprattutto sul pollice — non è una macchia: è semplicemente la porzione di matrice che riesce a intravedersi attraverso la lamina.

Questa distinzione è tutta la chiave del discorso. La lamina che si vede è già prodotta, già indurita, già biologicamente morta: è cheratina compattata, esattamente come lo strato corneo della pelle è fatto di cellule che hanno finito il loro ciclo. La differenza è che la pelle si sfalda in continuazione e si rinnova — è il meccanismo che abbiamo raccontato parlando del ciclo di rinnovamento della pelle — mentre l'unghia non si sfalda: scorre in avanti, tutta intera, spinta da dietro.

Il che significa che qualunque cosa si veda sulla lamina è stata scritta lì dalla matrice, nel momento in cui quel tratto di unghia veniva prodotto. La lamina è un registratore. Non si corregge dall'esterno, perché non è più viva: si può solo aspettare che il tratto scritto male arrivi alla punta e venga tagliato via. È lo stesso principio per cui, parlando di unghie fragili, l'unico posto dove ha senso intervenire è a monte, sulla matrice e sull'idratazione, mai sulla lamina.

Perché il tempo è lungo

L'unghia cresce di circa un decimo di millimetro al giorno, e quelle delle mani vanno più veloci di quelle dei piedi. È una velocità che sembra ragionevole finché non si fanno i conti: significa qualche millimetro al mese, e quindi che il tratto di lamina prodotto oggi impiegherà mesi — non settimane — ad arrivare al margine libero.

Questo spiega due cose che confondono spesso. La prima è perché un cambiamento nella routine non produce nessun effetto visibile per molto tempo: si sta guardando unghia vecchia. La seconda è perché un'irregolarità continua a essere visibile anche molto dopo che la causa è finita: la lamina conserva il segno finché non lo porta fuori.

Longitudinali: il solco che accompagna l'età

Le striature che corrono per il lungo, dalla base alla punta, riflettono una matrice che non produce più una superficie perfettamente uniforme su tutta la sua larghezza. Ogni tratto di matrice sforna la sua porzione di lamina: se qualche tratto lavora un pelo diversamente dai vicini, il risultato è un rilievo che scorre in avanti per tutta la lunghezza dell'unghia, sempre nello stesso punto, finché quella condizione resta.

Ed è una condizione che si accentua con gli anni, esattamente come il rilievo della pelle diventa meno regolare. Non è un sintomo, è una caratteristica: nella maggior parte delle persone adulte le unghie sono striate in questo senso, e lo diventano di più andando avanti. Non indicano una carenza alimentare e non si correggono con un integratore.

Il punto pratico è che l'unghia striata per il lungo, finché resta di colore, spessore e consistenza normali, non chiede niente. Se invece alle righe si accompagna una lamina che si sdoppia in punta e si sfrangia, allora il problema non sono le striature: è la fragilità, e si affronta con le regole della fragilità.

Trasversali: quelle sì che vanno guardate

Le righe che attraversano l'unghia di traverso, perpendicolari alla direzione di crescita, sono un'altra faccenda. Se il solco corre per il lungo perché un settore di matrice lavora diversamente nello spazio, il solco trasversale significa che la matrice ha lavorato diversamente nel tempo: c'è stato un momento in cui ha prodotto lamina più sottile o irregolare, su tutta la larghezza, e poi ha ripreso.

Ecco perché la direzione è così informativa. Un solco trasversale è una data. E poiché appare su tutte le unghie insieme, alla stessa distanza dalla base, si riconosce facilmente: è una riga che attraversa la mano intera, non una singola unghia.

Non serve allarmarsi, ma serve non ignorarlo: è il tipo di segno che vale la pena far vedere a un medico, soprattutto se compare senza che sia successo niente di evidente. Rientra fra le modifiche delle unghie che, in dermatologia, si considerano un segnale da valutare e non un inestetismo da coprire.

Cosa c'entra l'idratazione, e cosa no

L'unghia contiene acqua, e la quantità che contiene cambia la sua flessibilità: una lamina ben idratata si piega, una disidratata si spezza. Su questo un cosmetico qualcosa può fare, ma bisogna essere precisi su che cosa.

Gli idratanti — urea, glicerina, acido lattico — trattengono acqua nel tessuto e la rendono disponibile alla cheratina: sulla lamina e sulla pelle periungueale aiutano concretamente. Gli emollienti, cioè i grassi che ammorbidiscono — burro di karité, olio di avocado, pantenolo — lavorano sulla pelle intorno all'unghia, sulla cuticola e sulle pellicine, che è dove si fanno la maggior parte dei danni. Gli occlusivi formano un film e rallentano l'evaporazione: squalano, cera d'api e simili hanno senso soprattutto la sera, quando restano in posa per ore.

Quello che nessuno di questi fa è cambiare la forma di una lamina già prodotta. L'olio applicato su una striatura non la spiana: la rende meno visibile perché riempie il solco e uniforma il riflesso della luce, che è un effetto reale e onesto, ma dura finché dura l'olio. Ed è lo stesso motivo per cui la barriera cutanea intorno all'unghia conta più della lamina stessa: è lì che l'acqua entra ed esce, ed è lì che i detersivi e i solventi fanno il loro lavoro di erosione.

Le due cose da non fare

La prima è limare la superficie per togliere le righe. Funziona, nel senso che l'unghia esce liscia: ma per spianare un solco bisogna asportare la cheratina tutto intorno, e quello che resta è una lamina più sottile, quindi più flessibile del dovuto e più esposta a sdoppiarsi. Il solco intanto continua a essere prodotto dalla matrice, e ricompare. Si è pagato spessore per un risultato che scade.

La seconda è aspettarsi che un integratore riscriva la matrice. La cheratina è fatta di aminoacidi, e in presenza di una carenza nutrizionale reale correggere quella carenza migliora anche le unghie: ma è un ragionamento che vale sulla carenza, non su chi mangia normalmente. In assenza di un deficit documentato, aggiungere materiale a un sistema che non ne è a corto non lo fa lavorare meglio.

Quello che invece funziona è banale e poco vendibile: guanti quando si lavano i piatti, perché l'alternanza continua di ammollo e asciugatura è la causa meccanica più comune di lamine mal ridotte; solventi il meno possibile; una crema con idratanti e una quota grassa da passare anche sulla base dell'unghia, non solo sul dorso della mano; e tempo. Molto tempo, per i motivi aritmetici visti sopra.

Quando serve il medico e non il cosmetico

Il confine è abbastanza netto. Vanno fatte vedere: le righe trasversali, soprattutto se su più unghie insieme; un'unghia che cambia mentre le altre restano uguali; una banda scura longitudinale comparsa da poco su un dito solo; un ispessimento con colore giallo-bruno, opacità e friabilità, magari con distacco dal letto, che è il quadro tipico di un'onicomicosi e chiede una diagnosi prima di qualunque trattamento; dolore, gonfiore o arrossamento della piega attorno all'unghia.

Nessuna di queste è una cosa su cui un cosmetico abbia titolo di intervenire, e un laboratorio che spiega ha il dovere di dirlo. Su che cosa possiamo e non possiamo affermare, e con quali fonti lavoriamo, abbiamo scritto una pagina apposta: il laboratorio.

La parte onesta

Nessun cosmetico elimina le striature longitudinali. Non può: sono la firma di come la matrice sta lavorando adesso, e la matrice è sotto la pelle, fuori dalla portata di qualsiasi cosa si applichi sopra. Un buon olio o una buona crema le rendono meno evidenti finché sono in posa, tengono la lamina più flessibile e quindi meno incline a sfaldarsi, e mantengono in ordine la pelle periungueale. È già molto, ma è un'altra cosa dal farle sparire.

E soprattutto: nella quasi totalità dei casi non c'è niente da far sparire. Le righe per il lungo sono un tratto normale dell'unghia adulta, come lo è il rilievo che la pelle prende con gli anni. La domanda utile non è come toglierle, ma se sono solo quelle: se l'unghia per il resto è del suo colore, del suo spessore e non fa male, il capitolo si chiude lì.

Gli ingredienti nominati qui — e tutti gli altri che compaiono negli elenchi INCI — hanno una scheda dedicata nella Biblioteca degli Ingredienti, con che cosa sono, che cosa fanno e che cosa non fanno.

Scritto dal Laboratorio Hunger Ricci

Dr. Gabriella Hunger Ricci AG, Novazzano, Canton Ticino. Formuliamo dal 1976.

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