«Le unghie mi si sfaldano»: è una delle frasi che sentiamo più spesso, e quasi sempre arriva accompagnata dalla domanda sbagliata, cioè quale prodotto possa nutrirle. La risposta onesta comincia da una constatazione poco romantica: l'unghia che si guarda, si lima e si smalta è tessuto morto. Non c'è niente da nutrire, perché non c'è niente di vivo. Il che non significa che non si possa fare nulla. Significa che le cose da fare sono altre, agiscono in altri punti e hanno tempi molto più lunghi di quelli che chiunque vorrebbe.
L'unghia è già finita quando la vedi
La lamina ungueale è una placca di cheratina dura, la stessa proteina strutturale che l'organismo impiega per l'epidermide e per i capelli. Si distinguono tre parti: la radice, nascosta sotto la piega cutanea, che coincide con la matrice; il corpo, la porzione visibile e aderente al letto; e il margine libero, quello che sporge e che si taglia. La lunula — la mezzaluna più chiara che si vede bene soprattutto sul pollice — non è né un'anomalia né un indice di salute: è semplicemente la parte di matrice che si intravede in trasparenza attraverso la lamina.
La matrice è l'unica zona viva dell'insieme. Lì le cellule si moltiplicano, si riempiono di cheratina e muoiono, e nel morire si compattano in una placca rigida che viene spinta in avanti. Tutto ciò che è già uscito dalla piega cutanea è il prodotto finito di un processo avvenuto mesi prima, esattamente come lo strato corneo della pelle è il risultato di un ciclo di rinnovamento cominciato molto più in basso. Con una differenza pratica non da poco: la pelle si ricambia in poche settimane, l'unghia no.
Tre millimetri al mese, e non c'è modo di accelerare
La velocità di crescita è di circa un decimo di millimetro al giorno, e le unghie delle mani crescono più in fretta di quelle dei piedi. Un decimo di millimetro al giorno vuol dire poco più di tre millimetri al mese: per sostituire integralmente una lamina servono quindi diversi mesi, non settimane. È il dato più importante di tutto l'articolo, perché ridimensiona ogni promessa di risultato rapido e perché spiega una cosa che disorienta molte persone: quando si comincia a fare le cose giuste, l'unghia che sta uscendo ora è stata costruita dalla matrice mesi fa. Il miglioramento, se arriva, si vede come una fascia di unghia nuova che avanza dalla base, mentre il tratto sfaldato continua imperterrito fino al margine. Va tagliato, non curato.
Il primo sospettato è l'acqua
La causa di gran lunga più comune di fragilità e sfaldamento non è una carenza esotica: è il ciclo continuo di ammollo e asciugatura. La cheratina della lamina assorbe acqua, si gonfia, poi si asciuga e si ritira. Ripetuto molte volte al giorno — lavare i piatti, cambiare pannolini, lavorare in cucina, in parrucchieria, in ambito sanitario — questo movimento apre i piani di clivaggio fra gli strati di cheratina, e la lamina comincia a separarsi in lamelle sottili proprio dove è più esposta, cioè al margine libero.
Ai lavaggi si aggiungono i detergenti. I tensioattivi che sgrassano la pelle sgrassano anche la lamina e le cuticole, e la logica è la stessa che governa la barriera cutanea: se togli ripetutamente la componente grassa, ciò che resta trattiene meno acqua e si difende peggio. Vale per i detersivi domestici come per i saponi molto schiumogeni; sull'argomento abbiamo una scheda dedicata a SLS e SLES, i due tensioattivi che più spesso finiscono sotto accusa. La contromisura è banale e quasi nessuno la applica: i guanti. Non quando si ricorda, ma tutte le volte che le mani stanno in acqua o nel detersivo.
Solventi, smalti e lime
L'acetone e i solventi per smalto asportano rapidamente i lipidi di superficie. Un uso occasionale non è un problema; il rituale settimanale di messa e rimozione, ripetuto per mesi, lo diventa. Anche le ricostruzioni e i gel meritano una parola onesta: non sono di per sé dannosi, ma la fase di rimozione — limatura della superficie, ammollo prolungato in solvente, distacco meccanico — è la parte che assottiglia davvero la lamina, e la fragilità che si nota dopo è spesso il risultato di quella fase più che del prodotto.
Sulla limatura la regola tecnica è semplice: si lima in una sola direzione, dai lati verso il centro, con una lima di grana adeguata, e non si insiste sulla superficie della lamina per lucidarla. Ogni passaggio di buffer sopra l'unghia toglie cheratina che non verrà rimpiazzata prima di mesi. E c'è un gesto che in istituto non si fa mai e a casa si fa continuamente: tagliare le cuticole. L'eponichio vitale è una barriera contro le infezioni; va spinto delicatamente, e si rimuove al massimo la pellicina già morta.
Idratanti, emollienti e ciò che possono fare
Qui la terminologia conta, perché i due gruppi lavorano in modo diverso. Gli idratanti sono sostanze che trattengono acqua: la glicerina, l'urea, l'acido lattico. L'urea è interessante perché cambia mestiere con la concentrazione: alta — nell'ordine del dieci-trenta per cento, come nei prodotti per i calli — è cheratolitica, cioè ammorbidisce e scioglie la cheratina in eccesso; bassa, lavora come idratante. Gli emollienti sono invece i grassi che ammorbidiscono: olio di jojoba, olio di avocado, burro di karité, pantenolo, cui la letteratura cosmetologica riconosce un ruolo nel prevenire la fragilità di unghie e capelli. Fra gli oli vegetali tradizionalmente usati sulla lamina e sulle cuticole compaiono mandorle dolci, jojoba, ricino, germe di grano e oliva, applicati con un massaggio quotidiano.
Cosa ottengono, concretamente? Rendono la lamina meno rigida e meno incline a spezzarsi, e mantengono flessibile la pelle periungueale. Non la ispessiscono e non ne modificano la struttura, perché quella è già stata decisa in matrice. È lo stesso rapporto che esiste fra una crema e un tallone ipercheratosico: utile, necessaria, ma insufficiente da sola, come abbiamo spiegato parlando di talloni screpolati. La costanza, qui, vale più della formula: una crema qualsiasi applicata dopo ogni lavaggio batte un prodotto costoso usato due volte a settimana. Il dorso delle mani, già che ci siete, ringrazia — ed è anche la zona che più di ogni altra paga l'esposizione solare, motivo per cui le macchie sulle mani arrivano prima che sul viso.
Quello che l'unghia racconta
Le striature longitudinali, quelle parallele che corrono dalla base al margine, sono nella grande maggioranza dei casi fisiologiche e diventano più evidenti con l'età. Non indicano una carenza e non si levigano via: insistere con il buffer per appiattirle assottiglia la lamina e peggiora la fragilità.
Le striature trasversali sono un'altra cosa. Chiamate linee di Beau, corrispondono a un momento in cui la matrice ha rallentato o interrotto il lavoro, e compaiono dopo uno stress importante o una malattia. Le macchie bianche — la leuconichia — sono anch'esse alterazioni della cheratinizzazione, e non sono il segnale di carenza di calcio che la tradizione popolare racconta. Anche l'onicofagia, cioè l'abitudine di mangiarsi le unghie, e le unghie a cucchiaio rientrano in questo capitolo di segni da leggere.
Quando non è più un problema estetico
C'è un confine oltre il quale il cosmetico non ha più voce, e va riconosciuto in fretta. Un'alterazione del colore, il distacco della lamina dal letto, un ispessimento con detriti sottoungueali, dolore o infiammazione attorno all'unghia richiedono una valutazione medica. Il quadro tipico dell'onicomicosi — ispessimento, colorito giallastro o brunastro, friabilità, distacco — non si risolve con oli e maschere, ha bisogno di una terapia antimicotica e di una diagnosi, e nel frattempo un'unghia infetta non va limata, perché limarla diffonde.
Sul fronte interno, le fragilità che non migliorano con le correzioni dei gesti possono accompagnare carenze di ferro o altre condizioni sistemiche: è un accertamento da fare con il medico, non da tentare con un integratore preso a caso. La dietetica tradizionalmente associata alla robustezza degli annessi cutanei richiama proteine, zolfo, biotina, zinco, ferro, vitamine A, C ed E, acidi grassi essenziali e una buona idratazione — ma ha senso integrare solo dove una carenza c'è davvero, e questo lo stabilisce un esame, non un'etichetta.
La parte onesta
Nessun cosmetico rinforza un'unghia già formata. Può ammorbidirla, renderla meno fragile al contatto con l'acqua, proteggere le cuticole e rendere più confortevole la pelle intorno: tutto qui, ed è già parecchio. Non agisce sulla matrice, non accelera la crescita, non cambia lo spessore della lamina. Gli smalti detti rinforzanti funzionano in buona parte come uno strato protettivo meccanico, il che è un beneficio reale ma provvisorio e va distinto da una modifica della struttura.
La verità scomoda è che il risultato migliore, nella maggior parte dei casi, non viene da un prodotto ma da tre abitudini: guanti in acqua e nei detersivi, crema dopo ogni lavaggio, e non usare le unghie come cacciavite o taglierino. Aggiungete un ritocco di manicure ogni due o tre settimane per tenere corto il margine libero, che è il punto dove lo sfaldamento comincia, e una limatura fatta bene. Poi aspettate qualche mese e guardate la parte di unghia vicina alla base: è lì che si legge se qualcosa sta cambiando.
Se volete sapere come lavoriamo e su quali fonti, la pagina Il laboratorio lo spiega. E per capire cosa fa ciascuna delle sostanze nominate qui, e a quali concentrazioni ha senso trovarla in un prodotto, il posto giusto è la Biblioteca degli Ingredienti.
Scritto dal Laboratorio Hunger Ricci
Dr. Gabriella Hunger Ricci AG, Novazzano, Canton Ticino. Formuliamo dal 1976.
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