Maschera all'argilla: benefici e l'errore di lasciarla seccare

|Laboratorio Hunger Ricci
Un disco di argilla bianca essiccata e screpolata su fondo diviso in diagonale fra rosa e bianco osso

La maschera all'argilla è una delle maschere più usate e più fraintese. Il fraintendimento sta quasi tutto in un gesto: lasciarla seccare fino a quando si screpola e tira. È il momento in cui molti pensano che stia "lavorando". È invece il momento in cui ha smesso di fare quello per cui è stata applicata, e in cui toglierla diventa più aggressivo che utile.

In breve

  • L'argilla bianca, in etichetta Kaolin, è una polvere minerale. Nelle maschere si usa impastata con un liquido e lasciata in posa, non lasciata asciugare.
  • La posa tipica di una maschera è di circa quindici minuti. La maschera va tolta mentre è ancora morbida, inumidendola e risciacquando con acqua abbondante.
  • L'unica maschera pensata per essiccare è il gommage, che si asporta sfregando. Una maschera all'argilla non è un gommage: se la si lascia seccare, per toglierla serve sfregare, e lo sfregamento è proprio il gesto controindicato su pelle sensibile, couperose e acne infiammatoria.
  • Ha senso sulla pelle grassa e impura, o sulla sola zona T. Sulla pelle secca, sensibile o arrossata la forma giusta è un'altra: idratante, lenitiva, nutriente.
  • Una maschera non cambia il funzionamento delle ghiandole sebacee e non restringe i pori in modo permanente. Se la pelle è infiammata, con noduli o cisti, il problema non è una maschera: serve il dermatologo.

Che cos'è davvero una maschera all'argilla

In cosmetologia le polveri cosmetiche sono sistemi di particelle solide finissime, e fra i loro impieghi ci sono proprio le maschere in polvere da idratare al momento dell'uso. La argilla bianca, cioè il caolino, appartiene a questa famiglia: è un minerale macinato, non un estratto, non un attivo di sintesi.

Da questo discende una conseguenza pratica che quasi nessuno nota. Una polvere è un prodotto anidro: senza acqua i microrganismi non trovano un terreno adatto, e una polvere non richiede il challenge test né un sistema conservante. Una maschera già pronta in vasetto, invece, contiene acqua: le serve per forza un sistema conservante, perché i cosmetici ricchi d'acqua sono il bersaglio preferito di batteri, muffe e lieviti, e i conservanti ammessi sono elencati con le loro concentrazioni massime nell'Allegato V del Regolamento (CE) 1223/2009. Non è un difetto della pasta pronta: è il prezzo della comodità. Chi vuole leggere fino in fondo che cosa comporta troverà un fenossietanolo o un altro conservante nell'INCI, ed è corretto che ci sia.

Nella pasta pronta compaiono spesso anche un modificatore reologico come la gomma xantana, che forma il reticolo tridimensionale in cui il liquido resta intrappolato e impedisce alla polvere di sedimentare sul fondo, e un idratante come la glicerina, che serve anche a impedire che la superficie della formula si secchi nel vasetto. Sulla glicerina vale una cautela di formulazione: è igroscopica al punto che oltre il cinque per cento, in un clima secco, può richiamare acqua dalla pelle invece che dall'aria.

Che cosa fa l'argilla bianca sulla pelle

Le maschere si classificano per finalità: astringenti e sebonormalizzanti, idratanti, nutrienti, rigeneranti, lenitive e decongestionanti, esfolianti, rassodanti. La maschera all'argilla sta nella prima categoria. Nei protocolli viso di istituto compare in un punto preciso: nel trattamento della pelle grassa, impura e acneica, dopo la detersione, l'estrazione delle impurità e la disinfezione, come maschera astringente e purificante. E con una clausola esplicita: se la pelle è infiammata, al suo posto si mette una maschera lenitiva.

Questo colloca l'argilla dove le compete. È un gesto di finitura su una pelle che produce molto sebo, non una cura. Se il problema sono i comedoni aperti, la maschera non li rimuove: li rimuove l'estrazione, fatta bene e da chi sa farla. Se il problema è la quantità di sebo, vale quello che abbiamo già scritto a proposito della pelle grassa: la ghiandola sebacea continua a lavorare al suo ritmo qualunque cosa si appoggi sopra.

Nelle nostre formule l'unica argilla è il caolino. Le argille colorate, la verde in testa, hanno una fama costruita più sul colore che sui dati, e non fanno parte di quello che formuliamo: le citiamo qui solo perché la domanda arriva sempre.

L'errore di lasciarla seccare

La posa tipica di una maschera è di circa quindici minuti, e si può potenziare appoggiandoci sopra un impacco di carta cellulosa imbevuta di un tonico coerente. Quindici minuti, non "finché non tira".

Esiste una sola maschera pensata per essiccare, ed è il gommage: per definizione si asporta sfregando dopo l'essiccazione. La maschera all'argilla non è un gommage. Quando il velo si asciuga e si screpola, succedono due cose, entrambe indesiderate. La prima è che l'acqua dell'impasto è evaporata nell'aria: il velo non è più un impasto, è una crosta minerale appoggiata sulla pelle. La seconda, più concreta, è che per toglierla bisogna sfregare, perché una crosta secca non si risciacqua da sola. E lo sfregamento è abrasione meccanica, cioè esattamente il gesto che nei protocolli è vietato su acne infiammatoria, couperose e pelle sensibile.

Chi ha la pelle reattiva lo riconosce dal rossore che compare al risciacquo: non dipende dalla maschera, ma dal modo in cui è stata tolta. La sensazione di tiraggio che molti interpretano come "pulizia profonda" è solo il velo rigido che si contrae sopra una pelle che non ha ricevuto niente.

Su quali pelli ha senso e su quali no

Ha senso sulla pelle grassa e impura, e sulla sola zona T se la pelle è mista: nessuna regola obbliga ad applicare la stessa maschera su tutto il viso, e anzi sulla mista è il modo corretto di procedere.

Non ha senso sulla pelle sensibile o con couperose, dove i protocolli chiedono di evitare maschere esfolianti, vapore caldo, scrub e sbalzi termici, e di preferire maschere idratanti, rinfrescanti e lenitive: quelle in cui si cercano il bisabololo, la camomilla, l'acido glicirretico della liquirizia, la calendula, la malva.

Non ha senso neppure sulla pelle secca o disidratata, dove la forma indicata è un'altra: maschera nutriente e rigenerante, più occlusiva, con una posa di quindici-venti minuti, seguita da una crema ricca. Applicare un'astringente su una pelle che è già povera di lipidi non la purifica: la lascia soltanto più scoperta.

Come si usa, passo per passo

Se la maschera è in polvere, si impasta al momento con un liquido, mescolando con un pennello in parti grossomodo uguali: nei protocolli di istituto l'indicazione è di un cucchiaio di polvere, circa cinque grammi, e un cucchiaio di liquido. Il liquido può essere acqua, oppure un'acqua aromatica coerente con la pelle, come l'hamamelis su una pelle grassa o l'acqua di rosa su una pelle che si arrossa facilmente.

Poi: strato uniforme e non troppo sottile, perché uno strato sottile si asciuga in pochi minuti; niente contorno occhi e niente labbra; quindici minuti di posa; e, prima di rimuoverla, si inumidisce il velo con acqua tiepida o con una compressa bagnata, in modo da ammorbidirlo e scioglierlo invece di grattarlo via. Risciacquo abbondante, tonico per riportare la superficie al suo pH fisiologico, fra 4,5 e 5,5 sul viso, e subito dopo un'idratante. La frequenza ragionevole è settimanale: nei cicli di istituto le sedute si fanno una volta a settimana, e non c'è motivo per cui a casa debba essere più spesso.

Se dopo la maschera la pelle resta ruvida, il problema non si risolve aumentando la frequenza. Le vie sono altre, ed è bene conoscerne i limiti: un'esfoliazione delicata, meccanica con i microgranuli di mandorla o chimica con l'acido salicilico, e un idratante serio come il pantenolo nei giorni successivi.

Domande frequenti

La maschera all'argilla va lasciata seccare?

No. La posa tipica è di circa quindici minuti e la maschera va tolta quando è ancora morbida, inumidendola prima di risciacquare. L'unica maschera pensata per essiccare è il gommage, che si asporta sfregando: l'argilla non lo è. Una crosta secca costringe a sfregare, e lo sfregamento è controindicato su pelle sensibile, couperose e acne infiammatoria.

Quanto spesso si può usare?

Una volta a settimana è una frequenza ragionevole: è la cadenza con cui si lavora nei cicli di trattamento in istituto. Usarla più spesso non accelera nulla e, su una pelle già detersa due volte al giorno, aggiunge solo stress a una barriera che non ne ha bisogno.

Fa male alla pelle sensibile?

Nei protocolli per pelle sensibile e con couperose si evitano maschere esfolianti, vapore caldo, scrub e sbalzi termici, e si preferiscono maschere idratanti, rinfrescanti e lenitive. Una maschera astringente non è la scelta indicata. Se la pelle si arrossa, brucia o resta irritata, sospendere e rivolgersi al medico.

Come si riconosce l'argilla in etichetta?

L'argilla bianca compare nell'INCI come Kaolin. Se il prodotto è una polvere e l'elenco è corto e privo di Aqua, non troverete conservanti, perché in assenza di acqua non servono. Se è una pasta pronta, l'acqua c'è e il sistema conservante deve esserci: è una garanzia, non un difetto.

Restringe i pori?

No, non in modo permanente. Quello che si osserva dopo la posa è un effetto di superficie che dura poche ore: non una modifica stabile del follicolo.

La parte onesta

Una maschera all'argilla non "estrae le tossine": non esiste un meccanismo per cui un minerale appoggiato sullo strato corneo aspiri qualcosa dall'interno del corpo. Non riduce la quantità di sebo che la ghiandola produce. Non elimina i comedoni. Non restringe i pori in modo stabile. Non cura l'acne.

Quello che fa è più modesto e perfettamente onesto: è un gesto settimanale di finitura su una pelle che tende al grasso, con un effetto di superficie che dura poche ore e che sta dentro quello che un cosmetico può fare per legge, cioè pulire, profumare, modificare l'aspetto, proteggere, mantenere in buono stato. Quando la pelle ha noduli, cisti, lesioni che lasciano segni, la maschera non è il piano: il piano è il dermatologo. Se volete sapere con quali fonti scriviamo queste pagine e perché non promettiamo di più, lo spieghiamo qui.

Per sapere che cosa fa davvero ciascuno degli ingredienti nominati in questa pagina, c'è la Biblioteca degli Ingredienti: una scheda per ingrediente, con quello che sappiamo e quello che non sappiamo.

Scritto dal Laboratorio Hunger Ricci

Dr. Gabriella Hunger Ricci AG, Novazzano, Canton Ticino. Formuliamo dal 1976.

Chi scrive queste pagine e con quali fonti