Sul retro di ogni cosmetico c'è una lista di parole che quasi nessuno legge fino in fondo. Si chiama INCI, International Nomenclature of Cosmetic Ingredients, ed è l'unica parte dell'etichetta che il produttore non può scrivere come vuole. Il fronte della confezione è marketing. L'INCI è un documento.
Imparare a leggerlo non richiede una laurea in chimica. Richiede di sapere tre o quattro regole e, soprattutto, di sapere dove quelle regole smettono di valere: è lì che si annidano quasi tutti gli equivoci, e anche quasi tutte le furbizie.
Che cos'è, e perché esiste
L'INCI è la lista completa degli ingredienti di un prodotto cosmetico, scritta in una nomenclatura internazionale unica. È obbligatoria in tutta l'Unione Europea per effetto del Regolamento (CE) 1223/2009, deve essere preceduta dalla parola «INGREDIENTS:» e si applica a qualsiasi cosa entri in contatto con la pelle: creme, sieri, shampoo, saponi, oli da massaggio, trucco, profumi.
I nomi non se li inventa chi formula: arrivano da un dizionario internazionale curato dal Personal Care Products Council, che oggi conta quasi trentamila nomi INCI ed è in aggiornamento continuo. Un comitato di nomenclatura si riunisce cinque volte l'anno per esaminare le nuove richieste. Questo significa che lo stesso ingrediente si chiama allo stesso modo su una crema svizzera, una coreana e una brasiliana. È il motivo per cui l'INCI, con tutti i suoi limiti, resta lo strumento più onesto che abbiamo.
Trentamila nomi non vuol dire trentamila ingredienti che incontrerai. Quelli che compaiono con una certa frequenza sulle etichette dei prodotti da banco sono qualche migliaio, e quelli che ricorrono nella grande maggioranza delle formule sono poche centinaia. Imparare a riconoscere quelle è un obiettivo raggiungibile in poche settimane.
Accanto alla lista, la legge impone altre sette informazioni: nome e indirizzo della persona responsabile in UE, contenuto nominale (obbligatorio sopra i 5 g o 5 ml), data di durata minima oppure il PAO — il vasetto aperto con il numero di mesi entro cui usare il prodotto dopo l'apertura, prescritto quando la durata supera i trenta mesi — precauzioni d'impiego, numero di lotto, paese d'origine per i prodotti fabbricati fuori dall'Unione, e funzione del prodotto se non è evidente. Se qualcuna manca, il problema non è la formula: è il prodotto.
Come si leggono i nomi
Le regole di scrittura sembrano arbitrarie e invece dicono qualcosa di preciso sulla materia prima.
Nome latino per ciò che è vegetale o animale e non ha subito trasformazioni chimiche. La camomilla comune si scrive Chamomilla recutita, seguita dalla parte della pianta e dalla forma del derivato, entrambe in inglese: Chamomilla recutita flower extract è l'estratto del fiore, flower water è l'acqua, flower oil l'olio. Tre righe diverse, tre materie prime diverse.
Nome inglese per tutto ciò che è di sintesi — e, attenzione, anche per le sostanze estratte da un vegetale e poi purificate. La caffeina in etichetta è Caffeine anche quando viene dal caffè. Questo è il punto che spiazza chi cerca «solo nomi latini» come prova di naturalità: la purificazione fa passare all'inglese, e non rende l'ingrediente meno vegetale.
Nome latino di Farmacopea per gli ingredienti d'uso comune: l'acqua è Aqua, il miele è Mel, il burro è Butyrum.
Sigla C.I. più un numero del Colour Index per i coloranti. Qui c'è una finezza che vale la pena conoscere: la stessa molecola cambia nome secondo la funzione. Il biossido di titanio compare come CI 77891 quando serve a colorare e come Titanium Dioxide quando lavora da filtro solare. Se lo trovate nella seconda forma, in quel prodotto sta schermando i raggi.
Parfum per la composizione aromatica, Aroma per i prodotti destinati alla bocca. Una sola parola può nascondere decine di molecole: è una deroga prevista dalla legge a tutela delle composizioni.
L'ordine conta. Fino a un certo punto.
Gli ingredienti sono elencati in ordine decrescente di concentrazione. Al primo posto quello più abbondante — quasi sempre Aqua, e non è un difetto: la pelle è un tessuto acquoso e l'acqua è il veicolo di qualunque emulsione.
Ma qui arriva la regola che quasi nessuno racconta: sotto l'1% il produttore può elencare gli ingredienti nell'ordine che preferisce. Non è un abuso, è previsto dalla norma per non rendere pubbliche le proporzioni esatte di una formula. Le conseguenze pratiche sono due. La prima è che la posizione in lista è informativa solo per i primi ingredienti, quelli che costituiscono davvero il grosso del prodotto. La seconda è che l'ordine della coda non dimostra niente, in nessuna delle due direzioni.
Dove passa la soglia dell'1%? Non è dichiarata, ma un lettore allenato la individua per approssimazione: i conservanti si usano in percentuali basse e note, e gli ingredienti che compaiono dopo di loro sono quasi sempre sotto la soglia.
La trappola degli estratti vegetali
È l'equivoco più diffuso, e produce due errori opposti.
Quando il solvente usato per l'estrazione è parte integrante dell'estratto — acqua, glicerina, glicole propilenico, alcol, olio — la legge impone di dichiararlo in base alla sua percentuale sul prodotto finito. Gli estratti vegetali sono spesso veicolati in rapporto 1:100. Risultato: in etichetta la glicerina compare in alto e l'estratto molto più in basso.
Chi non lo sa legge una formula «povera di attivi e piena di glicerina». Chi lo sa capisce che sta guardando un estratto normalmente dosato. Attenzione a non ribaltare l'errore, però: la stessa regola non autorizza a dare per scontato che dietro ogni estratto in fondo alla lista ci sia una dose generosa.
Fanno eccezione le acque di distillazione, che la norma considera un ingrediente unico e non un estratto diluito. Un dieci per cento di acqua di rosa comparirà quindi ai primi posti, come è giusto che sia.
Gli allergeni delle fragranze
Il profumo si dichiara come Parfum, ma le molecole riconosciute come allergeni vanno elencate una per una quando superano una soglia: 0,001% nei prodotti che restano sulla pelle e 0,01% in quelli che si risciacquano. È il motivo per cui in coda a molte liste trovate nomi come limonene, linalool, geraniol, citral, coumarin.
La lista non è ferma. Fino ad agosto 2021 le molecole erano ventisei; dal marzo 2022 sono diventate ventiquattro perché due sono state vietate e spostate fra le sostanze proibite; con il Regolamento (UE) 2023/1545 ne sono state aggiunte altre cinquantasei. Chi legge un'etichetta stampata qualche anno fa sta guardando una fotografia di una norma che nel frattempo si è mossa.
Una precisazione che serve: la presenza di un allergene dichiarato non rende il prodotto pericoloso. Significa che la molecola c'è, sopra una soglia bassissima, ed è un'informazione preziosa per chi ha una sensibilità nota. Per tutti gli altri è un dato, non un allarme. Il tema è approfondito in questo articolo dedicato.
Sei domande da farsi davanti a un'etichetta
1. Dove sta l'attivo del claim? Se sulla confezione c'è scritto «all'acido ialuronico» e il sodio ialuronato compare dopo i conservanti, la concentrazione è minima. Non è illegale: è una scelta di comunicazione che l'INCI permette di verificare.
2. Che tipo di emulsione è? Emulsionanti non ionici e alcoli grassi nelle prime posizioni indicano di norma un sistema ben tollerato.
3. Quante sostanze occlusive? Siliconi e idrocarburi restano in superficie. Sono eccellenti come barriera e come sensorialità, e sono irrilevanti se il claim promette «penetrazione in profondità».
4. Quanti allergeni dichiarati? Domanda decisiva su pelle sensibile, reattiva o atopica. Su pelle tollerante, marginale.
5. Il pH è coerente con la destinazione? Un esfoliante chimico lavora a pH basso, un detergente quotidiano dovrebbe stare vicino a quello fisiologico della pelle.
6. Il sistema conservante è adeguato? Qui va detta una cosa contro corrente: ogni formula che contiene acqua deve essere conservata. L'assenza totale di conservanti in un prodotto acquoso è un problema di sicurezza, non un pregio. Il tema merita un discorso a sé, ed è in a cosa servono davvero i conservanti.
Quello che l'INCI non dice
La lista degli ingredienti dice che cosa c'è. Non dice quanto ce n'è sotto l'1%, non dice come è stato prodotto, non dice se funziona.
Soprattutto, non dice se il prodotto è «naturale», perché la normativa europea non ha mai definito in modo vincolante quel termine. Esistono disciplinari privati — COSMOS, Ecocert, ICEA — con criteri diversi fra loro, e una norma tecnica internazionale, la ISO 16128, che fornisce definizioni condivise ma non è un sistema di certificazione. Se un prodotto si dichiara naturale, la domanda giusta è: secondo quale disciplinare, e chi lo ha verificato. Ne abbiamo scritto in «naturale» in etichetta: cosa dice davvero la norma.
E c'è un limite che riguarda i claim più che gli ingredienti: l'azione di un ingrediente non può essere estesa automaticamente al prodotto che lo contiene. Perché un cosmetico possa vantare una funzione, quella funzione va documentata sul prodotto finito. Un cosmetico, per definizione di legge, si applica su pelle sana e non ha finalità terapeutica: non cura e non guarisce. Quando un'etichetta promette di più, sta uscendo dalla categoria cosmetica.
La parte onesta
Leggere un INCI non trasforma nessuno in formulatore, e non serve a stilare classifiche fra prodotti «buoni» e «cattivi». Serve a due cose molto più concrete: verificare se il fronte della confezione è coerente con il retro, e riconoscere le poche molecole che riguardano la propria pelle in particolare.
Vale anche la regola inversa, quella che vale per chi scrive e per chi vende: collagene e acido ialuronico ad alto peso molecolare non raggiungono il derma. Lavorano in superficie, come filmogeni idratanti, e lo fanno bene. Dirlo è più corretto, ed è anche più credibile che promettere il contrario.
Se davanti a un nome non sapete cosa state guardando, ogni ingrediente delle nostre formule ha una scheda con nome INCI, azione e meccanismo nella Biblioteca degli Ingredienti, dove trovate anche un Decoder in cui incollare la lista completa di un prodotto qualsiasi, anche di un altro marchio, e vederla tradotta riga per riga.
Scritto dal Laboratorio Hunger Ricci
Dr. Gabriella Hunger Ricci AG, Novazzano, Canton Ticino. Formuliamo dal 1976.
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